Sono in aumento, in Ticino, gli ammonimenti che l'Ufficio cantonale della migrazione indirizza agli stranieri che usufruiscono dei contributi previsti dalla legge sugli assegni famigliari (di prima infanzia o integrativi). Lo denuncia l'avvocata luganese Rosemarie Weibel (intervistata sabato dalle Cronache della Svizzera italiana) che ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale. L'esito è atteso perché farà giurisprudenza.
Il caso riguarda una donna nel cantone da una ventina d'anni a cui l'Ufficio migrazione ha inviato un ammonimento. "O smetti di far capo agli assegni oppure ti verrà ritirato il permesso di soggiorno".
"Tendenzialmente si vogliono limitare gli aiuti alle sole famiglie svizzere", spiega Weibel che prosegue: "L’ufficio migrazione sta distruggendo la politica famigliare in Ticino, che non era assistenzialista ma di sostegno".
“Chi perde lo statuto di lavoratore deve dimostrare di all’autorità di disporre dei mezzi sufficienti per mantenere la propria famiglia senza ricorrere all’assistenza sociale”, spiega Attilio Cometta, capo della Sezione della popolazione, che indica come questi assegni per decisione del tribunale amministrativo cantonale, siano paragonabili a prestazioni assistenziali.
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