Ticino e Grigioni

Un anno fa la tragedia di Sierre

Un dramma che ancora non ha un perché

  • 13.03.2013, 13:57
  • 4 maggio, 12:40
Tragedia Sierre
  • Keystone

Avevano appena trascorso una settimana bianca in Vallese, in Val d’Anniviers. Una vacanza con i compagni di scuola che molto difficilmente ci si dimentica. Poi, martedì sera, tutti sul bus, pronti a fare rientro dalle famiglie, in Belgio e in Olanda. Qualcosa però è andato storto. E a casa, la maggior parte di loro, non c’è mai arrivata.

Era il 13 marzo del 2012. Uno schianto contro una piazzola di sosta di una galleria autostradale, quella di Sierre, ha spezzato i loro sogni e le loro vite. Su quel pullman erano in 52, ma per 28 di loro non c’è stato nulla da fare. E 22 di loro erano bambini.

“Un vero incubo”: con nessun’altra espressione i 200 soccorritori giunti sul luogo dell’incidente sono riusciti a commentare quanto si sono trovati di fronte. Gli uomini hanno lavorato per oltre otto ore per cercare di salvare quelle poche vite che non se n’erano andate con il boato del pullman contro il muro del tunnel.

Oggi, un anno dopo quella tragedia, ancora non si sa cosa sia successo esattamente. “Le cause sono tuttora al vaglio della giustizia vallesana”, si legge nelle agenzie. Escluse, per il momento, l’ipotesi della velocità eccessiva e di eventuali problemi tecnici al veicolo. Tutto girerebbe, stando agli inquirenti, intorno alla figura dell’autista, anch’egli deceduto nell’incidente. Il procuratore vallesano, Oliver Elsig, ha quindi incaricato il Centro universitario romando di medicina legale di Losanna di fare un po’ più di chiarezza.

Due gli aspetti sui quali s’indaga: il primo è quello della malattia coronaria di cui era afflitto il conducente. Può avergli provocato un malore? Una pista, però, già quasi esclusa in precedenza. Il secondo punto riguarda le sostanze che, secondo le analisi del sangue, aveva assunto l’autista, in special modo un antidepressivo. Può aver avuto ripercussioni sul suo comportamento? Non è infatti mancato, dopo che l’informazione è trapelata, chi – tra i parenti di alcune vittime – ha ipotizzato possa essersi trattato di un suicidio. Non si può però escludere a priori la possibilità che si sia trattato di disattenzione. Una disattenzione, però, rivelatasi fatale.

E oggi, per ricordare le vittime di quel dramma che ancora non ha un perché, gli abitanti di Sierre si riuniscono nella chiesa Sainte-Croix, dove verrà celebrata una messa, alla quale parteciperanno anche autorità politiche e rappresentanti diplomatici di Belgio e Olanda. E anche nella cittadina di Lommel, una delle due località fiamminghe colpite dalla tragedia, è prevista domani una breve cerimonia. Sarà inoltre inaugurata un'opera d'arte, in onore di chi, in quei luoghi, non tornerà più.

SM

Anche Belgio e Olanda ricordano

Oggi, nel giorno dell’anniversario del tragico incidente di Sierre, quanto successo non viene ricordato solo in Svizzera. Anche i giornali belgi e olandesi tornano infatti su quanto accaduto. “Le Soir” , uno dei più popolari quotidiani francofoni del Belgio, titola: “Sierre, un anno dopo il dramma s’ignorano ancora le cause dell’incidente”. Dal canto suo “La Dernière Heure” , altro quotidiano francofono generalista del paese, sottolinea: “Ultima pista per Sierre: l’autista”. In Olanda, invece, in particolare il “Metro” approfondisce il tema con un’intervista a una docente della scuola frequentata da alcuni bambini deceduti nell’incidente.

La polemica attorno al video

Oggi, un anno dopo quel dramma, verrà interrogato Jean-Marie Bornet, il portavoce della polizia vallesana denunciato da un privato per la diffusione del video che ripercorre i primi minuti dopo l'incidente. Bornet sostiene di aver agito conformemente alle sue responsabilità e secondo le regole in vigore. Tratto da una telecamera di sorveglianza del tunnel, il filmato mostra che diversi veicoli sono passati accanto al mezzo senza prestare soccorso. Altri automobilisti invece, fra cui un ticinese, si sono fermati per aiutare i feriti. Per alcuni, il video è eccessivo e un atto di “voyerismo”.

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