L’Associazione delle donne contadine ticinesi (ADCTi) - che raduna gli ex gruppi cantonali di Leventina, Valle di Blenio, Sottoceneri e Piano di Magadino, Bellinzonese e regione Locarnese e Valli - compie 25 anni. Il gruppo si occupa di dare voce alle donne del settore, impegnandosi sia nel campo della formazione che nella rappresentazione dei loro interessi. Prima Ora ha intervistato a riguardo Alice Ambrosetti, presidente dell’Associazione, e Lina Martinoni, membro di comitato.
La tutela del lavoro nelle aziende agricole è una sfida non indifferente e le donne, spesso, non sono titolari all’interno delle attività: una condizione che può metterle in una posizione di vulnerabilità, soprattutto sul piano salariale e previdenziale. Questo “è uno dei temi che a me sta particolarmente a cuore”, spiega Alice Ambrosetti. La presidente sottolinea inoltre che “in generale, in agricoltura, c’è un problema di reddito”, dato dal fatto che i titolari stessi hanno difficoltà a provvedere al proprio salario e alla propria previdenza personale. E per le donne c’è un risvolto ancora più duro, in quanto “oltre alla cura della famiglia e dei figli, svolgono anche un lavoro per l’azienda”, che molte volte non “viene retribuito, proprio per una mancanza di reddito o di conoscenze riguardo agli strumenti che servono per la previdenza”.
Fare la contadina: una sfida per la previdenza, ma soprattutto per il mantenimento degli animali
Lina Martinoni, giovane contadina ventenne, grazie all’ADCTi parteciperà alla serata sulle assicurazioni organizzata dal gruppo. Un modo, questo, per iniziare a pensare alla propria previdenza il più presto possibile.
Per una giovane alpigiana le sfide sono tante. Martinoni, entro l’anno, riprenderà infatti l’Alp de Stabveder, in Val Calanca, e la presenza del lupo, purtroppo, non tranquillizza. “Abbiamo dei cani da protezione”, afferma Martinoni, con i quali “all’inizio è andata abbastanza male”, perché “due sono morti e abbiamo speso circa 10’000 franchi”. Con il nuovo cane si spera in un’esperienza migliorare.
Un lavoro attrattivo per le nuove generazioni?
Sono circa 200 le donne iscritte all’ADCTi. I motivi per cui si inizia un lavoro del genere sono diversi: chi inizia per amore, chi per passione e poi c’è chi proviene da una famiglia di agricoltori. “Siamo tutte e due concordi che non è una professione attrattiva dal punto di vista classico”, osserva Ambrosetti, soprattutto “se pensiamo al salario e alle ore di lavoro”. Il contadino è però una professione che dà “indipendenza, legame con la natura, la possibilità di vedere il frutto del proprio lavoro” e la soddisfazione di ricevere apprezzamenti per i prodotti che si offrono al pubblico. “L’attrattiva viene data dalla passione e dal lavoro stesso”, e non “dai soldi o delle condizioni di lavoro”.
Un corso per formare il personale degli alpeggi
Lunedì, alla città dei mestieri di Bellinzona, è stato presentato un corso per preparare il personae degli alpeggi, per il quale hanno espresso il loro interesse diverse persone. Come spiegato da Michele Fürst, direttore del Centro professionale del verde Mezzana, il corso prepara i partecipanti alla vita alpestre e alla gestione delle problematiche legate a questa attività. La formazione istruisce riguardo alla conduzione dei greggi e alla gestione dei pericoli, quali i grandi predatori, oppure ancora al comportamento degli utenti che muovendosi tra gli alpeggi durante l’estate, possono essere fonte di problemi.
Non servono requisiti particolari per prendere parte al corso se non “aver terminato le scuole dell’obbligo e una buona comprensione della lingua italiana”, dichiara Fürst, competenze a cui va aggiunto un amore per gli animali e gli alpeggi e la predisposizione a vivere in condizioni semplici.
Il mestiere del contadino comporta un grande impegno, perciò l’ADCTi organizza diversi corsi, tra i quali quelli per la gestione dello stress e del burnout. Al momento l’organizzazione ha avviato una formazione per le sentinelle, ovvero per coloro che devono riconoscere i segnali di malessere tra gli agricoltori. L’obiettivo è quello di prevenire i disagi e permettere anche all’agricoltore di “riconoscere lui stesso i suoi sintomi, cercando delle soluzioni, per non arrivare al limite prima di dover chiedere aiuto”, rimarca Ambrosetti.
Tutt’oggi, il lavoro del contadino è spesso praticato da chi riesce a mantenersi con un secondo impiego. “E ritorniamo al problema dei salari”, conclude la presidente di ADCTi, “credo che la passione sia l’unica soluzione che permette di continuare”.






