La notte del 2 ottobre 2013 il 30enne M.M. è morto nel suo appartamento di Brissago perché nella mente obnubilata da alcol e droga di Luca Buzzi (il principale imputato del processo in corso a Lugano) quella sera si era fatto largo il convincimento che volesse spassarsela con la sua amata e, forse, anche con lui.
“Volevo proteggere Barbara; con la vita che ho fatto ne ho viste di tutti i colori ma mai così”, ha affermato alla Corte in un valzer di dichiarazioni piuttosto confuse, ricche di novità, farcite di “non so” e “non ricordo”.
“Era nudo e ci faceva avances pesantissime; era molto fastidioso e avevo paura potesse diventare aggressivo” ha sottolineato il 27enne cercando di rivivere quei drammatici istanti, sempre convinto che all’epoca Barbara Maiullari fosse la sua ragazza. Un legame che lei ha però ridimensionato. Era innamorata di un altro. Una circostanza che apre altri interrogativi sull’attendibilità di Luca Buzzi. Ad un certo punto ha anche ammesso: “ho esagerato un po’”.
Entrambi rischiano una condanna pesante. Per l’assassino di Via al Fiume avvenuto a Bellinzona nel 1999 il principale imputato si è visto infliggere 12 anni di reclusione.
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