L’economia al tempo del coronavirus

Gli analisti sono stati costretti a ridimensionare le previsioni di crescita, a livello globale, per il 2020

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La Cina, innanzitutto. Di conseguenza, il resto del mondo. L’epidemia del coronavirus è un’emergenza non solo sanitaria, ma anche economica. Con conseguenze già più severe della pandemia di Sars del 2003. Più contagiati, più morti. E anche più danni all’economia mondiale. Perché la Sars era costata solo 30 miliardi di dollari, una frazione trascurabile del PIL mondiale. All’epoca l’economia cinese rappresentava il 4% di quella mondiale, oggi quasi il 17%.

Anche così si spiegano le nefaste previsioni degli analisti, costretti nelle ultime settimane a ridurre i tassi di crescita: per la Cina addirittura del 10%, a livello internazionale fino allo 0,5%. L’equivalente di oltre un trilione di dollari, quanto l’intero PIL dell’Indonesia, la 16esima economia del mondo.

L'epidemia rischia persino di spingere il mondo verso la recessione. Impossibile - a questo punto di diffusione di contagio - calcolare le possibilità che l’economia mondiale freni così bruscamente, ma già la sola possibilità è motivo di allarme.

Lorenzo Amuso
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