Basta email... (keystone)

La blockchain nell'import-export

La tecnologia non viene applicata solo alle criptovalute, ma può essere usata anche per l’invio di container: un tema di stretta attualità al WEF

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Quando si parla di blockchain spesso il pensiero va alle monete virtuali. La verità è che quella è solo la punta dell'iceberg. La nuova tecnologia viene applicata anche quando si tratta di inviare container pieni di merce da un capo all'altro del mondo. Un tema di cui si è discusso parecchio al WEF, il Forum economico di Davos, che si concluderà oggi, venerdì.

E se prima per scambiarsi documenti necessari alle operazioni di import e export, banche e aziende usavano prima il telex, poi il fax e poi le email, ora è appunto il turno della blockchain. Un settore dove spesso vige una certa sfiducia tra i contraenti, è stato detto a Davos. Con le nuove tecnologie si cerca tuttavia di sopperire a questo stato di cose. Ma quali sono i vantaggi? “Risiedono nella decentralizzazione della blockchain – ci spiega Souleima Baddi, numero uno di una piattaforma di servizi blockchain a Ginevra –, questo permette ad una moltitudine di operatori di connettersi tra di loro, senza dimenticare la sicurezza perché i dati sono trasmessi in modo criptato tutto viaggia più velocemente ed è più efficace”.

Più efficace quindi anche meno costi. Una volta per effettuare i controlli di tutta la documentazione ci volevano giorni, oggi tutto si risolve in poche ore. Ma come la mettiamo con la regolamentazione. Contratti, lettere di credito, grossi importi che vengono trasferiti tutto tramite blockchain. La legge, in Svizzera, è adeguata a queste nuove tecnologie?

“La Svizzera è molto in avanti in questo senso e sta creando un clima veramente favorevole soprattutto per quello che riguarda le criptovalute - ci dice ancora Souleima Baddi - Per noi che operiamo nel trasporto di merci, mi sembra che non ci sia bisogno di molti correttivi”.

RG-Marzio Minoli/ludoC

WEF, tra inclusione e ambiente

Cala il sipario sulla 49esima edizione del WEF, il Forum economico di Davos. Un’edizione che inizialmente si credeva sottotono, vista l’assenza di grandi nomi, come Donald Trump, Theresa May o Emmanuel Macron, ma che ha invece presentato molti spunti interessanti. Le parole d’ordine? Inclusione e cambiamento climatico. Un messaggio, quello di impegnarsi per mitigare il surriscaldamento climatico, che verrà recepito? Il commento del nostro inviato Marzio Minoli:

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