Svizzera

Dazi, diverse aziende svizzere chiedono il rimborso

Breitling, Läderach, Stöckli, Swatch Group, Victorinox intendono procedere con la richiesta - Emmi e Burckhardt Compression stanno valutando - Nestlé invece è più cauta

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Victorinox, simbolo svizzero

Victorinox, simbolo svizzero

  • KEYSTONE/Gaetan Bally
Di: ATS/joe.p. 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali i dazi punitivi del governo statunitense lo scorso venerdì. E ora diverse aziende svizzere intendono richiedere il rimborso dei dazi già pagati.

Già nel fine settimana, Breitling, Läderach e Stöckli, tre rinomate aziende, hanno annunciato di voler richiedere il rimborso dei dazi pagati. Lunedì anche Swatch Group si è unita al gruppo: “La nostra filiale negli Stati Uniti richiederà un rimborso retroattivo dei supplementi pagati”, ha dichiarato il gruppo orologiero all’agenzia di stampa AWP. Il gruppo ginevrino Rolex non ha invece voluto esprimersi in merito a eventuali richieste di rimborso.

Anche il produttore di coltelli Victorinox intende presentare una richiesta di rimborso. “Per Victorinox, il potenziale volume di rimborso dell’anno scorso ammonta a circa 3,8 milioni di dollari USA. Stiamo attualmente esaminando attentamente i requisiti legali e amministrativi, nonché la procedura specifica”, afferma il CEO Carl Elsener ad AWP.

“Non sarà facile”

In generale, tuttavia, regna incertezza, sia per quanto riguarda i dazi ora in vigore sia per i rimborsi dei vecchi dazi illegali. “Seguiremo attentamente la situazione. Ma non sarà facile”, ha dichiarato Lars van der Haegen, CEO dell’azienda di tecnologia climatica Belimo, a margine di una conferenza stampa in mattinata. L’importo potenziale del rimborso, secondo lui, si aggira probabilmente nella fascia delle decine di milioni.

Anche presso il trasformatore di latte Emmi si afferma che la situazione doganale attuale viene seguita “molto attentamente” e che è in contatto con le autorità competenti. Simile è la situazione presso il gruppo industriale Burckhardt Compression: “Stiamo attualmente valutando la situazione internamente e al momento non possiamo fare dichiarazioni concrete”.

Se le aliquote doganali cambiano ogni due o tre mesi, è difficile per noi

Philipp Navratil, CEO Nestlé

Il gigante alimentare Nestlé, invece, è meno direttamente interessato. Il CEO Philipp Navratil ha dichiarato durante un colloquio con i giornalisti a Zurigo di non aver ancora riflettuto molto su eventuali richieste di rimborso. In linea di principio, tuttavia, si è espresso a favore di condizioni quadro stabili e il più possibile libere da ostacoli commerciali. “Se le aliquote doganali cambiano ogni due o tre mesi, è difficile per noi.”

Massima incertezza

“Per quanto riguarda le possibilità di rimborso e la procedura necessaria, al momento molte cose sono ancora aperte”, ha commentato Noé Blancpain dell’associazione industriale Swissmem. La Corte Suprema non ha deciso sulla questione speficica del rimborso dei dazi e quindi dovranno pronunciarsi le istanze inferiori.

Blancpain ha spiegato che i dazi sono stati tecnicamente pagati dall’importatore negli Stati Uniti. E quest’ultimo potrebbe essere il cliente stesso, una società di distribuzione o una filiale del produttore svizzero. Di conseguenza è l’importatore che deve presentare le richieste di rimborso.

Per quanto riguarda le possibilità di rimborso e la procedura necessaria, al momento molte cose sono ancora aperte

Noé Blancpain, Swissmem

In pratica, nella maggior parte dei casi, le aziende industriali svizzere hanno coperto una parte dei costi doganali attraverso un adeguamento dei prezzi. Per questo motivo, devono accordarsi con i loro clienti.

“Consigliamo di tenere costantemente d’occhio la questione”, ha affermato Alfonso Orlando dell’organizzazione svizzera per la promozione delle esportazioni e la promozione della sede Switzerland Global Enterprise. “Già solo l’entità dei dazi aggiuntivi appena annunciati da Donald Trump è controversa: sono il 10%, come annunciato venerdì, o il 15%, come minacciato in seguito su Truth Social?”, ha sottolineato. Bisogna continuare a fare i conti con la volatilità. “L’incertezza è attualmente massima”.

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