Gli italiani hanno dimostrato di preferire la versione tradizionale (keystone)

La pizza italiana sfratta quella americana

Domino's Pizza abbandona l'Italia, chiusa l'ultima di 29 filiali. Il colpo di grazia è arrivato dalla pandemia

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La catena statunitense Domino's Pizza ha chiuso la sua 29ma e ultima filiale in Italia, mettendo fine a un'esperienza iniziata nel 2015 con un accordo di franchising e con una grande ambizione: quella di aprire 880 sedi nella madre patria della pizza.

L'intenzione era quella di distinguersi, fornendo un servizio a domicilio e facendo capo anche a ingredienti inusuali nella Penisola, come l'ananas tanto detestato dai fedeli alla tradizione. Ironia della sorte, a decretare il fallimento dell'espansione è stata la pandemia, che ha messo le ali proprio al "delivery" e ai servizi da asporto in generale: anche le pizzerie tradizionali si sono convertite, iniziando a portare margherite e quattro stagioni nelle case dei clienti, direttamente o attraverso aziende specializzate nelle consegne.

A questo punto a spuntarla è stata la pizza italiana e Domino's Pizza è affondata nei debiti: 10,6 milioni di euro a fine 2020, secondo Bloomberg, che ha dato la notizia della chiusura. La catena, fondata negli anni '60 e quotata in borsa, resta presente in 80 Paesi con migliaia di filiali, una quindicina delle quali in Svizzera sull'asse fra Ginevra e Zurigo ma non a sud delle Alpi.

Rinunciare al Ticino è stata una scelta strategica e non culturale. "Non è un problema di sensibilità gastronomica", aveva precisato quattro anni fa uno dei manager della rete elvetica: "Domino's Pizza è già presente in Italia e funziona abbastanza bene", aveva affermato. Le cose, però, sono cambiate.

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