Ma i regali di Natale arriveranno?

Il traffico marittimo fatica a ripartire. Navi e container non riescono a trasportare tutta la merce. Il coronavirus ha rallentato il commercio mondiale

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Nei negozi svizzeri trovare tutto e subito non è più così scontato. Può capitare di trovarsi di fronte a degli scaffali semi-vuoti, oppure di fronte ad un rivenditore che è rimasto privo di alcuni prodotti. Le merci viaggiano a velocità ridotta, in questi mesi. Le catene di rifornimento non sono garantite come lo erano prima della pandemia.

Nei porti di tutto il mondo non si è ripreso a lavorare con il ritmo normale (quello adottato prima dei confinamenti imposti nel 2020). Le compagnie di trasporto faticano nell’adattarsi agli sbalzi della domanda. I consumatori, limitati nei loro spostamenti, sono rimasti molto più tempo a casa e hanno fatto un uso abbondante dell’acquisto via internet.

Al porto di Genova le spiegazioni per giustificare questi improvvisi ostacoli al commercio mondiale sono piuttosto semplici e immediate. Ma non è altrettanto semplice trovare una rapida soluzione. Gli operatori sono poco ottimisti, bisognerà armarsi di pazienza.

Radiogiornale delle 12.30 del 09.09.2021: il reportage dal porto di Genova, di Pierre Ograbek
Radiogiornale delle 12.30 del 09.09.2021: il reportage dal porto di Genova, di Pierre Ograbek
 

Le attuali difficoltà nel rifornirsi di materie prime e di prodotti finiti riservano però un’altra sorpresa: il processo di globalizzazione fa marcia indietro. Alcuni imprenditori non guardano più unicamente alla Cina o ad altri paesi asiatici dove i costi erano estremamente ridotti: ora si rivolgono anche a paesi dell’Africa del nord, o dell’Europa del sud, dove trovare nuovi prodotti. La distanza è molto inferiore e anche il rischio dovrebbe essere più contenuto, o per lo meno verrà diversificato:

Thomas Paggini e Pierre Ograbek
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