"Thiam ha perso il braccio di ferro"

L’analisi dell’ex corrispondente del Financial Times: "Il tempo dirà se Gottstein è solo un traghettatore”

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Un braccio di ferro, vinto da Urs Rohner. Per Haig Simonian, giornalista indipendente ed ex corrispondente in Svizzera del “Financial Times”, non ci sono dubbi: l’addio del CEO di Credit suisse Tidjane Thiam è il risultato di un “lungo conflitto” tra il numero uno del CdA Rohner appunto e il manager ivoriano. A stupire semmai è che alla fine a dover lasciare sia proprio Thiam, che fino a ieri sembrava avere l’appoggio di grossi azionisti e non solo.

Haig Simonian
Haig Simonian

Lo scandalo dei pedinamenti, iniziato con la scoperta della sorveglianza decisa nei confronti dell’ex manager della banca Iqbal Kahn, ha “giocato un ruolo molto importante”. Thiam si è sempre difeso dicendo di non aver mai saputo nulla di questi pedinamenti ma è una versione “a cui pochi hanno creduto”. E poi, aggiunge il giornalista britannico da anni attento osservatore della nostra piazza finanziaria, se è vero che Thiam “ha ottenuto buoni successi in questi 4 anni alla guida dell’istituto (la redditività della banca è cresciuta)” c’è da considerare anche “uno stile che non è mai passato molto bene, lontano dalla cultura bancaria elvetica”.

Thiam lascerà prestissimo, il 14 febbraio dopo l’annuncio dei risultati 2019 attesi giovedì prossimo. Gli succederà Thomas Gottstein che guida attualmente la filiale elvetica dell'istituto. Chi è? Risponde ancora Haig Simonian: “È un veterano, con 20 anni di esperienza in Credit suisse a cui si sommano 10 anni all’UBS”. “Una persona affidabile, uno svizzero, forse non un grande profilo” conclude l’ex corrispondente del Financial Times “sarà interessante vedere se si tratta di un manager per il futuro o di una figura transitoria”. O se, da traghettatore, riuscirà a consolidare la sua posizione più a lungo, un po’ come successo a Sergio Ermotti all’UBS.

L'analisi di un esperto

L'analisi di un esperto

TG 20 di venerdì 07.02.2020

 
GIBU/ludoC
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