“Diamo troppo peso ai social”

Il celebre disegnatore svizzero Chappatte commenta la decisione del New York Times di rinunciare alle vignette satiriche

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La decisione del grande quotidiano statunitense New York Times di non pubblicare più vignette satriche era stata anticipata da Patrick Chappatte, vignettista svizzero tra le grandi firme del quotidiano. All'origine: la polemica suscitata un mese fa da una vignetta (non di Chappatte) ripresa sul sito web del giornale e accusata di antisemitismo.

 

"I giornali sono disarmati di fronte alle tempeste sulle reti sociali, bufere che almeno in parte sono organizzate", ha detto Chappatte ai microfoni della RSI, "bisogna invece essere coraggiosi e ricordarsi che indietreggiare dà ragione a chi ci attacca".

Guarda le vignette di Chappatte sul suo blog personale

"Il New York Times è stato preso di mira non tanto dalla comunità ebraica, che avrebbe potuto indignarsi - prosegue l'artista svizzero-libanese - ma dalle televisioni conservatrici come Fox News e dalle retwittate dei figli di Trump e Netanyahu, ritratti nella vignetta incriminata. È questo che mi dispiace: nel mondo attuale dell'istantaneità ci si lascia superare da questi fenomeni, dando a internet e alle reti sociali un'importanza che non devono avere".

Vignetta di Chappatte pubblicata sul New York Times nel 2016
Vignetta di Chappatte pubblicata sul New York Times nel 2016 (keystone)

Forse, un po' paradossalmente, ora c'è pure una contromobilitazione proprio tramite le reti sociali. A questo proposito, Chappatt racconta un aneddoto: "Lunedì sera ho pubblicato un testo sul mio blog e negli Stati Uniti si è diffuso a macchia d'olio. C'è stata una reazione. Come mi diceva mio figlio stamane: hai creato una cagnara contro la cagnara. È un buon segnale perché nel mio testo parlo molto del potere delle immagini, ma ce n'è anche uno delle parole o delle idee.

La democrazia e la libertà di stampa sono in pericolo? "Una cosa è sicura - conclude il vignettista - le libertà che ci sono care e che crediamo definitive non lo sono neppure nelle democrazie. Le stiamo perdendo poco a poco. L'anno scorso due dei migliori vignettisti statunitensi sono stati licenziati perché considerati troppo anti-trump, e ognuno di loro è una perdita per la libertà, perché le vignette satiriche sono nate con la democrazia e quando si attaccano i loro disegnatori è la libertà che si attacca".

New York Times censura le vignette

New York Times censura le vignette

TG 20 di mercoledì 12.06.2019

 
RG/Bleff
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