Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Ginevra per l’inizio di un nuovo round di colloqui con gli Stati Uniti sul programma nucleare iraniano. “Il ministro degli esteri è arrivato a Ginevra a capo di una delegazione diplomatica e di esperti per partecipare al secondo round di negoziati sul nucleare”, ha annunciato la televisione di Stato iraniana. Incontrerà anche i suoi omologhi svizzeri e omaniti, nonché il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), Rafael Grossi, secondo quanto riportato dal suo ministero e dalla televisione di Stato.
Araghchi è venuto a Ginevra “con iniziative concrete per raggiungere un accordo equo ed equilibrato”, ha scritto su X il capo della diplomazia di Teheran, precisando però che il suo Paese “non si piegherà alle minacce degli Stati Uniti”.
Il suo vice per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, ha dichiarato ieri (domenica) che “per raggiungere un accordo duraturo, è necessario che gli Stati Uniti traggano anche vantaggi economici con un potenziale di ritorno forte e rapido, in settori come l’energia, il petrolio e il gas, le miniere, l’aviazione e lo sviluppo urbano. In cambio, l’Iran chiede la restituzione effettiva dei suoi beni confiscati all’estero”, ha aggiunto Ghanbari. Nel frattempo, la Casa Bianca ha confermato che il suo inviato Steve Witkoff e il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, si recheranno a Ginevra questa settimana per i colloqui.
Il ruolo degli USA
Intanto, secondo Times of Israel e la Cbs News, in dicembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato al primo ministro Benjamin Netanyahu che avrebbe sostenuto gli attacchi israeliani contro il programma missilistico balistico iraniano se gli Stati Uniti e l’Iran non avessero raggiunto un accordo. L’emittente statunitense ha riferito che le discussioni su un simile attacco, circa otto mesi dopo la guerra tra Israele e Iran durata 12 giorni a giugno, sono in corso.
L’aiuto dei talebani
Dal canto loro, i talebani dell’Afghanistan aiuteranno e assisteranno la Repubblica islamica dell’Iran nel caso in cui gli Stati Uniti attacchino il Paese: lo ha dichiarato il portavoce del gruppo, Zabihullah Mujahid, al servizio in lingua pashtu di Radio Iran, citato dal Jerusalem Post.
Il popolo afghano mostrerebbe simpatia e probabilmente collaborerebbe con l’Iran se richiesto, ha chiarito Mujahid, sottolineando che questo non spingerebbe automaticamente il gruppo sunnita a unirsi a una guerra di rappresaglia contro gli Stati Uniti. Inoltre, il messaggio dei talebani è che non vogliono un conflitto tra Stati Uniti e Iran e preferirebbero adottare misure diplomatiche e proseguire i negoziati sul programma nucleare iraniano.

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Notiziario 16.02.2026, 10:00
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