11/9, il veterano ragazzino

I volti dell'11 settembre (2): la testimonianza di Eric, arruolatosi dopo l’attentato alle Torri Gemelle e partito in guerra in Iraq

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11.9.2001 – 11.9.2021. Sono passati vent’anni dagli attentati terroristici negli USA che hanno fatto 2’977 vittime. A New York, a Washington, in un campo della Pennsylvania. Per ricordare l’anniversario di uno spartiacque nella storia contemporanea, le cui conseguenze arrivano sino a oggi, il Telegiornale propone una serie di ritratti americani: “i volti dell’11 settembre”.

C’è una buona dose di patriottismo negli Stati Uniti quando si parla di 11 settembre. Lo dimostrano i vessilli a stelle strisce che da quel giorno fanno bella mostra di sé nei giardini, sui balconi, sui tetti delle abitazioni, sui radiatori delle auto o le cassette della posta americane. “Bandierone, bandierine, bandiere delle normali dimensioni di una bandiera” come ebbe a scrivere David Foster Wallace l’indomani dell’attacco, perché servono “per dimostrare il nostro sostegno e la nostra solidarietà rispetto a quello che sta succedendo, quanto americani”.

 

Patriottismo, orgoglio e... rabbia come dimostra il fatto che la hit di quei giorni era l’elogio all’Angry American di un noto cantante country. Sull’onda di quel moto di patriottismo e orgoglio per difendere l’America ferita, migliaia di giovani statunitensi si sono arruolati, nel 2001 per combattere in Afghanistan e, nel 2003, in Iraq. Tra di loro c’era anche Eric Donoho, ma nel suo sguardo non sembra esserci traccia di rabbia.

Eric Donoho
Eric Donoho (RSI)

Oggi ha 43 anni ma sembra un ragazzino e raccontando le ragioni del suo reclutamento, dopo lo choc dell’11 settembre, ammette di essere stato “naïf”, ingenuo, ero convinto che i soldati americani “portassero il bene”. In guerra Eric c’è stato tra l’ottobre 2006 e il febbraio 2009. In mezzo un matrimonio di pochi mesi e una lenta discesa nelle tenebre della guerra. “Ero convinto che sarei morto”, ripete quasi candore nel corso dell’intervista.

Eric soldato
Eric soldato (Eric Donoho/IndyStar)

Il ritorno a casa, dopo essere stato vittima di ben tre attacchi esplosivi, non è meno facile. La moglie lo scopre diverso, ipervigilante, teso (“Non ero più in grado di parlare senza infarcire le frasi di 'f*ck'”), segue la depressione, il tentativo di suicidio. Quindici soldati del suo battaglione si sono tolti la vita, ma Eric trova una via d’uscita, una luce. Un amico commilitone gli fa riscoprire la fotografia e l’escursionismo. Cambia lavoro e cambia vita. E nonostante il volto e lo sguardo sembrano quelli di un ragazzino – “come quando al college vidi per la prima volta le immagini dell’11 settembre” – ammette “non passa giorno che non pensi al mio periodo in guerra”.

Massimiliano Herber (con Gaspard Kühn e Mark Yates)
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