Una città da rimettere in piedi
Una città da rimettere in piedi (RSI/Paola Nurnberg)

Aleppo che sogna di rialzarsi

Adulti che lavorano e bambini che li aiutano: c'è una città da rimettere in piedi

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L’impatto con la sofferenza di Aleppo est, interamente distrutta, è tremendo. E’ nel silenzio delle sue strade deserte dove non c’è più nulla, è nell’immenso ammasso di macerie che hanno reso questa antica e bellissima città un luogo senza identità, uguale a tanti altri che hanno conosciuto la guerra. Camminare in mezzo agli edifici che stanno in piedi per miracolo è un pugno nello stomaco. E’ un continuo dirsi: “meglio non entrare lì, potrebbero esserci ancora delle mine”, o ancora: “attenzione, qui è tutto pericolante”. Ma quello che dentro di noi pensiamo davvero, è come cambia tutto quando un conflitto è lontano. Raccontarlo, da giornalisti, non è averlo vissuto come le persone che incontriamo qui, oggi all’opera per rimuovere i detriti, per ritornare quelle che erano. Ci sono adulti che lavorano e bambini che li aiutano, la scuola è già finita, e c’è una città da rimettere in piedi.

 

Ma in piedi sta già invece tutta questa gente, che non perde occasione per regalare sorrisi, gentilezza e un tè, un caffè o un bicchiere d’acqua. Guardano avanti, verso il futuro, e rispondono pazientemente alle nostre domande, fatte certamente chissà quante  altre volte, su cosa si aspettano. Fiducia, ottimismo, sono le parole più ricorrenti. Forse non sempre pronunciate con totale spontaneità, ma è così, e in fondo bisogna crederci. Noi ascoltiamo, chiediamo ancora, ma ci sono così tante cose da fare e da vedere e il tempo non basta mai. La funzionaria del ministero dell’Informazione incaricata di aiutarci a svolgere il nostro lavoro ci segue tutto il giorno, cerca di accontentarci. Allora visitiamo altri quartieri, conosciamo altre storie, vediamo altri dolori. Rendendoci conto che di fronte a tutto ciò non noi, ma le nostre parole sono piccole, o sono poche, per descrivere la vasta distruzione che abbiamo davanti agli occhi.

Paola Nurnberg e Roberto Antonini

Il Diario di viaggio

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