Nei territori palestinesi occupati da giorni si registrano atti di violenza gravi. L’ultimo, tra i palestinesi, sta suscitando grande indignazione. “Eravamo in macchina - è la drammatica testimonianza di Khaled, 12 anni, che racconta l’uccisione della sua famiglia da parte dell’esercito israeliano - e hanno aperto il fuoco contro di noi. Ho cercato di coprire il mio fratello Mohammed, ma non ci sono riuscito. Sono rimasto lì seduto e ho cominciato a pregare pensando di morire. Mia madre è diventata una martire, come mio padre Alì e mio fratello Othman. Non è rimasto nessuno oltre a me e mio fratello Mustafa”.
Cosa sappiamo di questo episodio? Che reazioni sta provocando? E cosa dice Israele? SEIDISERA lo ha chiesto a Michele Giorgio, collegato in diretta da Gerusalemme.
“Una gita - spiega Michele Giorgio - si è trasformata in una tragedia. I palestinesi raccontano che ieri sera un’unità speciale israeliana ha aperto il fuoco contro un’auto con a bordo una famiglia che stava tornando al suo villaggio, Tammun, nel nord della Cisgiordania, dopo aver acquistato a Nablus abiti e dolci per i bambini in occasione della festa islamica che tra qualche giorno chiuderà il mese di Ramadan. Quando il veicolo si è trovato a passare vicino alle forze israeliane che avevano fatto irruzione in città, pare per arrestare due ricercati, i militari hanno aperto il fuoco contro l’auto della famiglia uccidendo i genitori e due figli di 5 e 7 anni. Salvi invece gli altri due figli di 8 e 12 anni. Khaled ha anche riferito di essere stato percosso da un soldato e di aver potuto raggiungere l’ambulanza dopo circa mezz’ora. Secondo la polizia israeliana, l’auto palestinese all’improvviso avrebbe accelerato in direzione dei militari che, sentendosi in pericolo, hanno aperto il fuoco. Ma questa versione viene smentita categoricamente dai palestinesi, anche dall’autorità nazionale del presidente Mahmoud Abbas, che parla di esecuzione sommaria di civili innocenti”.
Negli ultimi giorni la Cisgiordania registra livelli di tensione altissimi, che cosa sta succedendo?
“La situazione in Cisgiordania - prosegue Michele Giorgio - è sicuramente molto grave, in particolare da quando è cominciata la guerra tra Israele - Stati Uniti ed Iran. I territori occupati sono blindati. L’esercito israeliano ha chiuso gli sbarramenti, i posti di blocco che circondano le città e i villaggi palestinesi. E i palestinesi stessi denunciano di potersi muovere in maniera molto limitata, solo per casi estremi. Invece i coloni israeliani fanno un po’ ciò che vogliono, con piena libertà. E tra l’altro aumenta anche il numero delle vittime: oltre alla famiglia di cui parlavamo, sono 18 i palestinesi uccisi dall’inizio dell’anno in Cisgiordania dall’esercito e dai coloni. I coloni proprio negli ultimi giorni, hanno ucciso sette palestinesi. E naturalmente c’è grave allarme perché questi raid dei coloni israeliani non vengono fermati. Questo nonostante le denunce dei palestinesi e di organismi internazionali”.





