Una foresta amazzonica in fiamme
Una foresta amazzonica in fiamme (keystone)

"Amazzonia in fiamme per la soia"

Ambientalisti sul piede di guerra contro il Brasile, diventato leader mondiale nell’esportazione verso la Cina, dopo la guerra commerciale scatenata da Trump

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Il Brasile, con 25 milioni di tonnellate prodotte quest’anno è diventato il leader mondiale nell’esportazione di soia, superando anche gli Stati Uniti. Il 75% delle vendite va verso la Cina. Una buona notizia per i produttori, non per gli ambientalisti, perché parte di questa soia viene coltivata in terre sottratte alla foresta amazzonica. Così si è innescata una forte pressione sul Governo, che ora teme teme ritorsioni diplomatiche e commerciali.

L’oro verde del Brasile è distribuito su migliaia di ettari coltivati a soia, in un Paese grande quanto un continente. Il clima tropicale permette due raccolti all’anno. L'agricoltura d’esportazione oggi è l’unico settore dell’economia nazionale che resiste alla crisi innescata dalla pandemia.

“Quando Trump ha iniziato la sua guerra commerciale con la Cina, Pechino ha smesso di comprare la soia dagli Stati Uniti e ha aumentato la domanda ad altri fornitori e tra questi il più grande e pronto tecnologicamente è risultato il Brasile. Siamo stati capaci di cogliere questa opportunità”, spiega Eduardo Daher, dell'Associazione brasiliana Agroindustria (ABAM).

È andata molto bene per i produttori, ma non per l‘ambente. Una parte della soia brasiliana proviene infatti da zone sottratte alla foresta amazzonica. Gli altissimi guadagni spingono a cercare nuove terre, anche se si potrebbe optare per altre strategie, comunque vantaggiose. 

“Un modo per ridurre la deforestazione, che è causata dalla pressione di chi vuole coltivare più soia o allevare più animali, è ottimizzare lo sfruttamento delle terre attuali, con rotazione delle culture, semina diretta e altre tecniche più sostenibili a livello ambientale”, sottolinea Gabriela Savian, dell'Istituto ricerche ambientali (IPAM).

Gli incendi che devastano l’Amazzonia possono costare caro, e in Europa sono già partite campagne di boicottaggio contro i prodotti brasiliani, con pressioni politiche e diplomatiche a più livelli.

“Dobbiamo rispettare la moratoria sull’origine lecita della soia, ci devono essere maggiori controlli, ma la verità che la pressione più grande è quella del settore finanziario. Le grandi banche stanno iniziano a dire che non finanzieranno più le compagnie che permettono il disboscamento. Questo può essere un deterrente molto grande, credo che ci sarà in futuro meno deforestazione”, dice Eduardo Daher.

È il risultato di campagne globali come questa, appoggiate anche, tra gli altri, dall’attore statunitense Leonardo di Caprio, che "porta" gli incendi della foresta dentro le nostre città e chiede a tutti noi di scegliere da che parte stare.

 
E. Guanella/M. Ang.
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