Lo sciopero dei poliziotti in Argentina

TG 20 di domenica 13.09.2020

Argentina, polizia in sciopero

Rivendicazioni per il lavoro svolto durante il lockdown, ma il momento è delicato: un'azienda su tre rischia di non riaprire e la povertà dilaga

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Prosegue da una settimana lo sciopero dei poliziotti in Argentina. Un'agitazione che mette in difficoltà il Governo perché rischia di lasciare sguarnite zone considerate calde e questo nel pieno della crisi economica causata dalla pandemia. L'Esecutivo non è disposto a cedere alle pressioni, ma la situazione, soprattutto nella periferia di Buenos Aires, si fa sempre più complicata.

Gli agenti chiedono un aumento del 50% dello stipendio e il riconoscimento del lavoro straordinario fatto durante la pandemia, con le ronde, i posti di blocco e i controlli 24 ore su 24  per far rispettare le misure di quarantena. Rivendicazioni che arrivano in un momento delicato, con un terzo delle attività commerciali e delle fabbriche che rischiano di non riaprire, altissimi numeri di disoccupazione e povertà. Una crisi - sostengono gli agenti - che colpisce tutti, polizia compresa.

“Tra le spese per il cibo, l’affitto, la baby sitter, non ce la facciamo ad andare avanti. Molte di noi sono madri single; siamo obbligate a lavorare tutti i giorni, senza nemmeno un turno di riposo, per poter arrivare a fine mese”, spiega un'intervistata.

Le volanti ferme fanno paura, perché sono un semaforo verde per i delinquenti in zone, come la provincia di Buenos Aires, che sono già di per sé molto pericolose. Tra le richieste anche nuovi investimenti per sistemare le pattuglie e modernizzare i commissariati. Il Governo dice di essere disposto a negoziare ma non ad accettare ricatti, il presidente Alberto Fernandez chiede come primo gesto la fine dello sciopero.

Se nessuna delle parti cederà lo scontro potrebbe andare avanti ad oltranza, il rischio è precipitare in una situazione di anarchia sul fronte delicatissimo dell’ordine pubblico.

E. Guanella/M. Ang.
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