Un sistema missilistico MLRS americano, che potrebbe arrivare a breve in Ucraina
Un sistema missilistico MLRS americano, che potrebbe arrivare a breve in Ucraina (Keystone)

Biden pronto per le armi chieste da Kiev

Washington favorevole all'invio dei sistemi missilistici a lungo raggio in Ucraina, mentre i russi continuano a bombardare i centri abitati

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Il 93° giorno di guerra in Ucraina registra un fatto che potrebbe avere conseguenze tangibili sulla sorte del conflitto scatenato dall’invasione russa lo scorso 24 febbraio. L'amministrazione Biden si sta preparando infatti a inviare all'Ucraina armi più potenti nell'ambito di un nuovo pacchetto la prossima settimana.

Lo riferiscono fonti dell'amministrazione alla CNN. Si tratterebbe in particolare di sistemi di missili a lungo raggio, Multiple Launch Rocket System o MLRS, che da tempo sta chiedendo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Le armi, prodotte negli Stati Uniti, possono sparare una raffica di razzi per centinaia di chilometri, molto più lontano di qualsiasi altro sistema già presente in Ucraina, e secondo Kiev potrebbe essere il punto di svolta nella loro guerra contro la Russia.

 

Un altro sistema richiesto dall'Ucraina è l’High Mobility Artillery Rocket System o HIMARS, più leggero dell'MLRS ma in grado di sparare lo stesso tipo di munizioni. Finora Biden aveva evitato di inviare questi sistemi per timore che l'Ucraina potesse utilizzarli per attaccare all'interno del territorio russo con la conseguenza di una reazione da parte di Mosca.

Intanto però, sul terreno, le forze di Mosca non alleggeriscono la pressione nell’est del Paese, continuando a bombardare svariate località del Donbass e tornando a lanciare missili e uccidere nove civili, tra cui un bimbo di cinque mesi (i feriti sono 19), anche sul centro urbano di Kharkiv, liberata a inizio maggio dai soldati ucraini. Nella notte i russi hanno bombardato anche Dnipropetrovsk, provocando gravi danni alle case; non è dato sapere quante persone siano rimaste ferite o uccise nell'attacco.

 

Le sirene antiaeree però risuonano con sempre maggiore frequenza pure nelle regioni occidentali dell’Ucraina, finora piuttosto risparmiate dai combattimenti. Droni russi hanno sorvolato giovedì le città di Rivne e Dubno (a metà strada tra Leopoli e Kiev), facendo scattare gli allarmi e costringendo gli abitanti a nascondersi nei rifugi per diverse ore. A ciò si somma la minaccia di un maggiore impegno bielorusso nel conflitto che spaventa i cittadini di questa parte di territorio, considerato che il confine con la Bielorussia dista meno di due ore d’auto.

Cereali: Draghi chiama inutilmente Putin

Intanto la diplomazia tenta ancora la carta delle trattative, come quella provata giovedì dal premier italiano Mario Draghi per sbloccare i porti del Paese invaso e porre fine al blocco delle esportazioni del grano ucraino. All’ex presidente della Banca Centrale Europea, Vladimir Putin ha riferito che la colpa è di Kiev, che avrebbe disseminato di mine il Mar Nero, e delle sanzioni imposte a Mosca. Perciò il Cremlino chiede che queste ultime siano tolte in cambio del “via libera” alle navi cariche di cereali. Un aut aut a cui Mario Draghi non ha dato seguito.

 

E sempre secondo Putin, Mosca sta facendo ogni sforzo per garantire rotte sicure alle navi mercantili nel Mar Nero e nel Mare di Azov, scaricando ogni colpa dell’attuale impasse sugli ucraini. Draghi ha confermato poi ai giornalisti che, in quanto alle prospettive di pace, almeno per ora “non ci sono spiragli”.

D'altra parte, ha spiegato dal canto suo il premier italiano, ad eccezione della parte dedicata alla crisi alimentare, la telefonata si è risolta quasi in un monologo del leader russo, intento a ribadire le sue ragioni. "Ha parlato soprattutto lui", ha raccontato Draghi.

Ore decisive per il Donbass

Ore decisive per il Donbass

TG 20 di giovedì 26.05.2022

 
AFP/Reuters/EnCa
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