Una manifestazione anti-fascista a Milano nel febbraio 2018
Una manifestazione anti-fascista a Milano nel febbraio 2018 (keystone)

C'è del fascismo nel sovranismo?

Lo studioso Robert Paxton spiega differenze e analogie tra il periodo storico attuale e gli anni '30

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Il periodo storico che stiamo vivendo, caratterizzato da una crescita dei sentimenti nazionalisti sulla scia di una forte crisi economica, non può essere definito come un ritorno al "fascismo", come talvolta si sente dire. Lo ha spiegato lo storico statunitense, ed esperto di fascismi, Robert Paxton, in un'intervista alla trasmissione radiofonica Modem.

"È utile e, anzi, essenziale prestare attenzione alle minacce attorno alle istituzioni democratiche che sono crescenti in Europa e negli Stati Uniti. Ma credo che l’etichetta 'fascismo' sia una maniera imperfetta per definirle, perché ci sono differenze e analogie", osserva.

 

Tra le componenti che accomunano il periodo storico degli anni '30 ai giorni nostri, secondo Paxton, c'è una certa tendenza dei leader politici "ad agire al di fuori delle leggi, a indebolire la nostra tradizione legata allo Stato di diritto, ad intervenire per via esecutiva, presupponendo che questa non abbia limiti". Un'altra analogia, a detta dello studioso, è l'individuazione di "nemici interni ed esterni al paese" e la conseguente messa in atto di misure "anti-minaccia" straordinarie.

Robert Paxton è autore del libro
Robert Paxton è autore del libro "Il fascismo in azione" (keystone)

Ma rispetto al periodo tra le due guerre c'è una differenza sostanziale: "La crisi economica di oggi è molto meno grave della grande depressione del ’29, che fu catastrofica. La disoccupazione toccò livelli inauditi, fino al 40% in alcune regioni. Le economie occidentali erano totalmente devastate. Oggi, invece, vediamo una prosperità generalizzata", afferma lo storico. È vero ci sono sacche di povertà e che "alcune persone si sentono lasciate indietro", ma i livelli di disoccupazione non sono paragonabili.

Inoltre, "il movimento fascista classico era basato sulla subordinazione dell’individuo alla comunità. E nei regimi autoritari di oggi, come quello di Orban in Ungheria, non c’è questa sottomissione alla nazione, non si vedono masse di persone con indosso gli stessi colori, le stesse maglie, che marciano assieme", spiega Paxton.

La puntata integrale di Modem del 21.12.2018

Modem/eb
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