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In Guatemala dichiarato lo stato d’assedio

Rivolta nelle carceri, stato d’assedio e tensioni politiche tra riforme moderate e svolte autoritarie nella regione - Il Costa Rica, invece, si avvicina alle elezioni presidenziali in un clima di crescente insicurezza

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Guatemala nel caos

Telegiornale 19.01.2026, 20:00

Di: Laura Daverio, da Città del Messico

È stato un fine settimana di estrema violenza in Guatemala. Detenuti appartenenti alla potente gang Barrio 18 hanno preso il controllo di tre penitenziari, incendiato uffici e sequestrato 37 ostaggi. La rivolta mirava a ottenere il trasferimento del loro leader, Aldo Duppie Ochoa, condannato a 2000 anni di carcere, in una struttura con condizioni più favorevoli, oltre a pretendere privilegi per gli altri detenuti.

Dopo che le forze dell’ordine hanno ripristinato il controllo delle carceri e arrestato Ochoa, dieci attacchi coordinati hanno colpito sedi delle forze di sicurezza nella capitale e nelle aree circostanti. Il bilancio è di nove poliziotti e un detenuto uccisi.

Il presidente Bernardo Arévalo ha risposto dichiarando lo stato d’assedio su tutto il territorio nazionale per 30 giorni e proclamando tre giorni di lutto nazionale. Arévalo ha assicurato che le misure non incideranno sulla vita quotidiana dei cittadini, permettendo però di utilizzare “tutta la forza dello Stato” contro le gang.

Una riforma del sistema carcerario che non è piaciuta

Alla fine dello scorso anno, Arévalo aveva lanciato la proposta di una riforma del sistema carcerario, da tempo accusato di essere sotto il controllo delle bande criminali a causa di corruzione e tangenti. Secondo il presidente, le violenze del fine settimana rappresentano una reazione diretta al piano di eliminare i privilegi concessi ai detenuti affiliati alle gang.

Eletto nel 2023 come figura moderata, Arévalo ha incontrato forti resistenze nel tentativo di mantenere le promesse di lotta alla corruzione e al narcotraffico. La sua vittoria inattesa aveva già scatenato proteste che rischiavano di impedirne l’insediamento, e da allora l’establishment conservatore ha bloccato molte delle sue riforme. Resta così un’eccezione in una regione dove l’emergenza sicurezza sta spingendo verso modelli di governo sempre più autoritari.

La situazione nel Costa Rica

Un esempio è il Costa Rica, che si avvicina alle elezioni presidenziali, previste per il 1° febbraio, in un clima di crescente insicurezza: negli ultimi due anni il Paese ha registrato circa 900 omicidi all’anno, principalmente legati al narcotraffico, trasformando la sicurezza nel tema centrale della campagna elettorale.

Il presidente uscente Rodrigo Chaves, sotto indagine per presunti casi di corruzione, ha spesso denunciato il ruolo ostacolante del sistema giudiziario sulle sue politiche e guarda con ammirazione al modello di sicurezza e controllo in El Salvador.

In questo contesto, ha invitato il Presidente salvadoregno Nayib Bukele a inaugurare i lavori del Centro di Alta Contenzione per il Crimine Organizzato (CACCO), una mega-prigione con capacità per 5’100 detenuti. Si ispira al CECOT di El Salvador, il carcere di massima sicurezza voluto da Bukele, noto per il suo approccio autoritario alla lotta alle gang, basato su arresti di massa, controllo del sistema giudiziario e restrizioni delle libertà individuali.

La presenza di Bukele in piena campagna elettorale ha provocato polemiche e l’avvertimento del Tribunale Supremo Elettorale che un capo di Stato straniero non può interferire nel dibattito politico interno.

Durante l’inaugurazione, il presidente costaricano ha detto che la nuova prigione da sola non basta: senza una riforma del sistema giudiziario, il CACCO rischia di restare vuoto. Propone pene più severe, limitazione delle alternative al carcere, sostituzione di giudici e magistrati e criminalizzazione dell’appartenenza alle gang.

L’obiettivo del governo è vincere al primo turno e ottenere una maggioranza parlamentare sufficiente a implementare queste misure, facendo della riforma della giustizia il fulcro della strategia politica e della sicurezza nazionale, replicando così in Costa Rica il modello di El Salvador. Con una candidata del partito di governo, Laura Fernández, in testa nei sondaggi, ma con un margine limitato, il rapporto tra esecutivo e magistratura è diventato terreno principale di confronto politico.

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