Centenario di tensioni sociali

In Irlanda del Nord da inizio aprile ci sono stati disordini e violenze tra repubblicani e unionisti

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Le tensioni registrate nelle ultime settimane in Irlanda del Nord sono anche l'inevitabile conseguenza di uno storico cambiamento demografico, in corso nelle sei contee dell'Ulster. Per la prima volta i cattolici stanno raggiungendo il numero dei protestanti, e tutte le proiezioni suggeriscono che a breve ci sarà il sorpasso. Ma già ora i lealisti si sentono minoranza nel paese, e denunciano di tradimento Londra, così come i loro partiti di riferimento (come il DUP), nei negoziati per la Brexit. Non piace la frontiera in mare – escamotage suggerito da Downing Street per superare lo stallo con Bruxelles – agli unionisti, che si sentono abbandonati al loro destino.

Così all'improvviso l'Accordo del Venerdì Santo, datato 1998, che pure ha avuto il merito di porre fine ad una guerra civile costata la vita a 3'500 persone, oggi appare superato. Incapace di dare risposte alle nuove sfide che attendono l'Irlanda del Nord.

Dopo più 20 anni di cauto ottimismo, il risveglio non sarebbe potuto essere più brusco: il processo di pacificazione resta ostaggio dei gruppi radicali. 

Lorenzo Amuso
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