La consigliera agli Stati Franziska Roth (PS/SO) è convinta di essere osservata non solo dai media e dall’opinione pubblica, ma anche da servizi segreti stranieri. Racconta di aver sentito più volte strani crepitii durante le telefonate. “La Fedpol mi ha spiegato che questi rumori possono essere un segnale di possibili intercettazioni”, afferma.
Roth, attiva in politica estera, si impegna tra l’altro a favore dell’Ucraina e delle minoranze come i curdi. Proprio per questo motivo la polizia federale le ha suggerito di evitare viaggi in Turchia. “Mi è stato detto chiaramente che una trasferta in Turchia poteva comportare problemi, così ho preferito restare a casa” spiega.
Anche il consigliere nazionale Nik Gugger (PEV/ZH) ritiene di essere sotto sorveglianza. Davanti alla sua abitazione avrebbe notato individui sospetti con una macchina fotografica. “Certo, potrebbero anche essere stati turisti, ma non è detto” afferma. A ciò si aggiungono alcune e-mail provenienti da mittenti sconosciuti e dai toni tutt’altro che amichevoli. Per questo ha presentato una denuncia contro ignoti.
La Svizzera, un Paese pieno di spie? (10 vor 10, SRF, 10.02.2026)
Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) mantiene il massimo riserbo, ma ammette che anche i partiti politici figurano tra gli obiettivi dei servizi segreti stranieri. Il rapporto annuale del SIC offre indizi su quali Paesi siano particolarmente attivi: la minaccia principale per la Svizzera continua a provenire da Russia e Cina.
Secondo Aviva Guttmann, docente di intelligence all’Università di Aberystwyth in Galles, lo scopo dei servizi segreti è raccogliere informazioni e influenzare i processi politici. In particolare, le spie puntano spesso agli smartphone dei politici, che possono essere analizzati tramite software specifici.
Confederazione cauta contro le spie
La Confederazione è consapevole della presenza di agenti stranieri in Svizzera, ma interviene solo in modo limitato. Negli ultimi anni, infatti, le espulsioni per motivi di spionaggio sono state rare. Inoltre, la Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri ha consentito l’ingresso nel Paese di personale diplomatico straniero anche in casi in cui il SIC aveva espresso riserve.
Questi elementi emergono dal rapporto annuale della Delegazione delle Commissioni della gestione delle Camere federali. La prudenza della Confederazione viene spiegata con considerazioni di politica estera e con il timore di eventuali ritorsioni. “La detenzione di presunte spie potrebbe spingere Paesi come la Russia a rispondere trattenendo cittadini svizzeri innocenti e condannandoli a lunghe pene detentive” osserva l’esperta di intelligence Guttmann.
Il Parlamento chiede una linea più dura
Nonostante le cautele della Confederazione, Nik Gugger, che siede nella Commissione di politica estera del Nazionale, sollecita misure più incisive a tutela propria e dei colleghi: “La Svizzera espelle le spie straniere con troppa timidezza. Altri Paesi sono molto più decisi. La mia richiesta è: tolleranza zero”.
Una posizione che ha già ottenuto un chiaro sostegno dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati, e che ora il Consiglio federale è chiamato a tradurre in misure concrete. Parallelamente, i deputati possono già contare sul supporto della Fedpol, che li assiste e li consiglia su questioni di sicurezza, permettendo loro di concentrarsi sul lavoro in Parlamento.

RG 12.30 del 11.02.2026 La corrispondenza di Stefano Grazioli
RSI Info 11.02.2026, 13:12
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