Merkel e Guterres dopo il vertice (keystone)

Cessate il fuoco in Libia

Chiusa la conferenza di Berlino, formata la commissione militare – Merkel: “Accordo anche su embargo armi”

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"Tutti gli Stati sono d'accordo che abbiamo bisogno di una soluzione politica e che non ci sia alcuna chance per una soluzione militare". Lo ha detto Angela Merkel alla conclusione del Vertice di Berlino sulla crisi libica, nel quale è stato definito un accordo per un cessate il fuoco. Alla conferenza hanno preso parte Algeria, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Repubblica del Congo, Russia, Stati Uniti, Turchia, Lega Araba, Nazioni Unite, Unione Africana e Unione Europea.

L’obbiettivo finale, ottenuto il cessate il fuoco stabile e duraturo, è quello di aprire poi un vero e proprio negoziato politico che porti la Libia a nuove elezioni ed un nuovo governo "unico, unificato, inclusivo ed effettivo".

I leader libici Fayez Sarraj e Khalifa Haftar, che hanno rifiutato di incontrarsi e sono rimasti separati tutto il pomeriggio, si sono accordati sulla formazione della commissione militare "5+5" che, secondo il piano di azione ONU (UNSMIL), dovrebbe avere il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti. Nei giorni scorsi era stato soprattutto il generale Haftar a dirsi contrario alla composizione della commissione.

Maggiori controlli sulle armi

"Abbiamo messo a punto un piano molto ampio – ha proseguito Merkel in conferenza stampa –, tutti hanno collaborato in modo molto costruttivo, tutti sono d'accordo sul fatto che vogliamo rispettare l'embargo delle armi con maggiori controlli rispetto al passato".

La cancelliera tedesca ha anche ammesso che il vertice non ha certamente risolto tutti i problemi libici, ma sono state gettate le basi per poter andare avanti nel processo verso una soluzione politica del conflitto. "Non mi faccio illusioni, la strada è ancora difficile, ma il vertice si è svolto in un clima costruttivo" ha concluso.

I partecipanti al vertice hanno infine stabilito che i documenti firmati domenica, quasi sei pagine, articolate in sette titoli e 55 punti, dovranno essere approvati anche dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, così da avere un’investitura ufficiale e internazionale che garantisca l’embargo sulle armi.

 
TG/ATS/ANSA/dielle
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