Il cardinale Matteo Zuppi
Il cardinale Matteo Zuppi (Keystone)

Chiesa e abusi, la risposta delude

Il cardinale Zuppi ha annunciato un piano per indagare le violenze sessuali avvenute nella Chiesa negli ultimi 20 anni, ma le tempistiche e il metodo lasciano l'amaro in bocca alle vittime

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La conferenza episcopale italiana (CEI) e il suo nuovo presidente, il cardinale Matteo Zuppi, hanno annunciato venerdì il lancio di un piano composto da cinque linee d’azione per indagare il fenomeno delle aggressioni sessuali su bambini e su persone vulnerabili all'interno della Chiesa negli ultimi 20 anni, affinché non si ripeta in futuro. Le associazioni continuano però a chiedere un'indagine indipendente.

"È un nostro dovere di fronte a tanta sofferenza", ha affermato in una conferenza stampa monsignor Zuppi, cardinale di 66 anni presentato come progressista e nominato martedì a capo dei vescovi della penisola.

La CEI promette che questo "studio sarà condotto con la collaborazione di istituti di ricerca indipendenti", al fine di "raggiungere una conoscenza più approfondita e obiettiva”. In tal senso, la CEI si impegnerà anche a moltiplicare i centri di ascolto nelle diocesi e a effettuare un primo rapporto nazionale sui casi segnalati negli ultimi due anni.

 

Un piano d'azione che delude molti

Le associazioni delle vittime sono rimaste però con l’amaro in bocca fondamentalmente per due ragioni.

La prima concerne le tempistiche. Francesco Zanardi, fondatore della principale associazione dedicata alle vittime chiamata "Rete L'Abuso", racconta ai microfoni di RSI di essere "un sopravvissuto", abusato dagli 11 ai 15 o 16 anni circa da un sacerdote che l'anno precedente aveva preso i voti ed era stato trasferito per aver abusato di un altro minore. Zanardi giudicato "discriminatorio" studiare i casi solo a partire dal 2’000, poiché escluderebbe tutti quelli precedenti fra cui il suo, "ma anche quelli compresi nei vent'anni poiché il tempo di maturazione è di 30 o 35 anni, pertanto è probabile che molti casi non sono stati ancora denunciati.

Sono passati infatti molti anni prima che Zanardi riuscisse a parlare degli abusi subiti. "Sono riuscito a parlare a 40 anni, dopo aver fatto la comunità, dopo avere riconosciuto la mia sessualità, perché quei traumi sono stati così violenti che io non ho avuto rapporti sessuali fino a trent'anni. Denunciare? Ho denunciato e non è successo niente, come accade nel 90% dei casi, perché era un caso prescritto, e la prescrizione a quei tempi erano di soli dieci anni."

Il secondo elemento riguarda invece la metodologia mediante la quale verrà effettuata l’inchiesta. Il 16 maggio associazioni, avvocati, giornalisti riuniti nel movimento "ItalyChurchToo" avevano pubblicato una lettera aperta chiedendo che l’indagine venisse "condotta indipendentemente da professionisti imparziali e di alto livello", siccome “l’Italia è un paese a maggioranza cattolica e dove la Chiesa conserva una grande influenza”.

FaDa/SEIDISERA/ATS
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