Cinquant'anni senza giustizia

Il 12 dicembre 1969 a Milano fu il giorno della strage di Piazza Fontana, che diede inizio alla strategia della tensione in Italia

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Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose nella Banca nazionale dell'agricoltura in Piazza Fontana a Milano. Il bilancio fu di 17 morti e 88 persone ferite. Quel giorno tra Milano e Roma ci furono cinque attentati, quasi tutti in contemporanea: tre ordigni esplosero nella capitale, ferendo 16 persone, e una seconda bomba fu trovata inesplosa in piazza della Scala a Milano. Fu l'inizio di quella che in Italia venne chiamata strategia della tensione: un periodo contrassegnato da stragi per lo più rivolte verso i comuni cittadini.

 

A Milano, inizialmente le indagini si concentrarono sugli anarchici: il ferroviere e partigiano Giuseppe Pinelli morì nella notte tra il 15 e 16 dicembre precipitando da una finestra della questura, dove era ingiustamente trattenuto. Oggi è riconosciuto come la "diciottesima vittima innocente" della strage.

Soltanto anni dopo, la Corte di Cassazione stabilì che la responsabilità era da ricondurre a un gruppo di estrema destra guidato da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto già assolti in passato. Per gli esecutori materiali, invece, non è mai stata emessa una sentenza.

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eb
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