Colombia, una pace difficile

Stipulata nel 2016 è lungi dall'essere raggiunta. Tra legislative di marzo e presidenziali di fine maggio una partita difficile

11 marzo. I colombiani si sono recati alle urne per le prime elezioni legislative in tempo di pace. Il conflitto con le FARC è terminato, ma la pace in Colombia è ancora lontana. La storica intesa firmata nel 2016 tra i guerriglieri e il presidente Juan Manuel Santos, che per questo ha ricevuto il premio Nobel della Pace, ha messo fine ad una guerra durata più di mezzo secolo, ma sono ancora tanti i fuochi aperti in un paese che cerca tra mille difficoltà di costruire un futuro di convivenza democratica.

Uno dei principali problemi da affrontare è quello del secondo gruppo guerriglieri, l’Esercito di liberazione nazionale (ELN), che dopo il fallimento dei negoziati di pace con il Governo è tornato a combattere. Nelle regioni un tempo controllate dalle FARC, invece, operano oggi piccoli gruppi armati che cercano di controllare attività illecite come la coltivazione delle foglie di coca (la Colombia è il maggior produttore di cocaina al mondo) e le miniere clandestine di oro e argento.

Lo Stato non è ancora riuscito ad arrivare ovunque. Chi si oppone viene eliminato. Nell’ultimo anno son più di 100 i leader locali (sindacalisti, dirigenti contadini, rappresentanti indigeni) uccisi. Il 2018 è un anno di transizione. Dopo le elezioni legislative di domenica 11 marzo, che hanno segnato l’ingresso in Parlamento degli ex guerriglieri grazie alla quota fissa garantita loro dall’accordo di pace, la Colombia si prepara alle presidenziali del prossimo 27 maggio, che decideranno il successore di Santos. La campagna elettorale è segnata da aggressioni a candidati ed incidenti. Si teme una escalation della violenza nei prossimi mesi. Al Governo che verrà il compito di affrontare le sfide aperte del post conflitto.  

Emiliano Guanella

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