Una manifestante a Parigi
Una manifestante a Parigi (Keystone)

Donne afghane senza ruoli di spicco

Un rapporto mette in evidenza come molte giornaliste abbiano già abbandonato il loro lavoro, mentre in politica "non avranno ruoli apicali"

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Nell'incerto evolversi della situazione in Afghanistan, uno dei temi che continua maggiormente a preoccupare gli osservatori è la considerazione di cui potranno godere le donne. Nella giornata di mercoledì, il vice capo dell'ufficio politico dei talebani in Qatar si è espresso sul loro futuro politico, dichiarando che le donne possano entrare a fare parte nel nuovo Governo dei talebani è improbabile ma non escluso. Quello che è certo è che non avranno "ruoli apicali". In un'intervista alla BBC, l'esponente del gruppo ha sottolineato che le donne "potranno continuare a lavorare" e a occupare "posti minori" nel Governo.

Al contempo, nel mondo dei media emerge già una preoccupante tendenza stando a un rapporto di Reporters Sans Frontières (Rsf), citato dal Guardian. Meno di 100 delle 700 giornaliste di Kabul stanno ancora lavorando e un piccolo gruppo continua a lavorare da casa in altre due province afghane. Altre ancora sono state attaccate e molestate.

Da quando i talebani hanno preso il controllo dell'Afghanistan, il 15 agosto, un sondaggio di Rsf e della sua organizzazione partner, il Centro per la protezione delle giornaliste afghane (Cpawj), ha rilevato che la maggior parte del personale femminile nelle organizzazioni dei media, comprese le giornaliste, ha smesso di lavorare. I 108 gruppi editoriali di Kabul hanno impiegato 4940 dipendenti nel 2020, tra cui 1080 donne, 700 delle quali giornaliste. Rsf riferisce che delle 510 donne che lavoravano per otto delle più grandi aziende private, solo 76, di cui 39 giornaliste, sono ancora al lavoro. La situazione è simile nelle province, dove quasi tutti i media di proprietà privata hanno smesso di operare con l'avanzata dei talebani.

"Il rispetto dei talebani per il diritto fondamentale delle donne, comprese le giornaliste, di lavorare e esercitare la loro professione è una questione chiave", ha affermato il segretario generale di Rsf, Christophe Deloire.

Biden: "Guardiamo al futuro"

"È ora di guardare al futuro, basta con il passato". Joe Biden si è lanciato nel mese di settembre, il primo dall'abbandono dell'Afghanistan delle truppe statunitensi, con un lungo post su Facebook in cui ha ribadito come fosse giunto il momento di chiudere venti anni di guerra in Afghanistan.

 

Il presidente americano, sempre al centro delle polemiche dopo il discorso televisivo di martedì sera, è stato sollecitato anche da un interprete afghano che nel 2008 aiutò a salvare l'allora senatore Joe Biden e altri politici americani bloccati da una tempesta di neve in una remota zona dell'Afghanistan. L'uomo, presentatosi al Wall Street Journal solo come Mohammed per motivi di sicurezza, non è stato evacuato dal suo Paese e ora chiede a Washington di salvarlo: "Buongiorno presidente, salvi me e la mia famiglia. Non ti dimenticare di me qui".

Domani la nuova guida suprema per i talebani

I talebani si apprestano a nominare il leader religioso Haibatullah Akhundzada come suprema autorità dell'Afghanistan. L'ha riferito il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali Akhundzada avrà un titolo simile a quella dell'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran.

L'annuncio dovrebbe arrivare giovedì. Mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore dei talebani, dovrebbe essere nominato alla guida delle operazioni giornaliere del Governo.

Il discorso di Biden

Il discorso di Biden

TG 12:30 di mercoledì 01.09.2021

ATS/OCartu
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