Boris Johnson ha chiesto scusa in Parlamento (keystone)

Feste e gatti, imbarazzo per Johnson

Un presunto party dei dipendenti di Downing Street si sarebbe tenuto nel 2020, mentre il Regno Unito era in lockdown - Critiche anche per gli animali salvati dall'Afghanistan

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Boris Johnson si è scusato "senza riserve" in Parlamento e la sua consigliera Allegra Stratton si è dimessa mercoledì in seguito alla polemica scoppiata per un party di Natale fra una quarantina di dipendenti di Downing Street che si sarebbe tenuto il 18 dicembre del 2020, quando la popolazione del Regno Unito era costretta al confinamento contro la pandemia, tanto che il giorno seguente vennero imposte misure che impedirono a milioni di persone di passare le feste di fine anno in famiglia.

Allegra Stratton, dimissionaria
Allegra Stratton, dimissionaria (keystone)

Davanti ai deputati, Johnson ha affermato di aver ricevuto rassicurazioni che il festino in realtà non c'è mai stato e ha ordinato un'inchiesta, promettendo sanzioni per chi avesse violato le norme. "Ero furioso pure io guardando quelle immagini", ha detto.

A portare alla luce lo scandalo è stata la diffusione di un video in cui si vede Stratton, all'epoca portavoce, improvvisare una finta conferenza stampa con i suoi collaboratori, che fingendosi giornalisti le ponevano domande sulla serata, chiedendole giustificazioni. "Era una riunione d'affari... e non c'erano distanze sociali", rispondeva lei in tono scherzoso. "Le mie osservazioni sembravano sminuire l'importanza delle regole che la popolazione si sforzava in ogni modo di seguire. Le rimpiangerò per tutta la vita", ha dichiarato ora a un anno di distanza, nell'annunciare il suo ritiro Una parte dell'opposizione non si accontenta però della sua testa e chiede anche quella del primo ministro, criticato anche all'interno del suo stesso partito: il parlamentare conservatore Charles Walker ha affermato che, "alla luce degli avvenimenti delle ultime 24 ore", imporre nuove restrizioni di fronte all'arrivo della variante Omicron diventa "un compito quasi impossibile".

Mentre migliaia di afghani cercavano di fuggire dai talebani, si salvavano gatti
Mentre migliaia di afghani cercavano di fuggire dai talebani, si salvavano gatti (keystone)

Cani e gatti salvati dall'Afghanistan, le persone no

E se quello del festino fa più rumore nei media, anche un secondo caso mette in imbarazzo il Governo britannico. È relativo ai caotici giorni del ritiro dall'Afghanistan, quando l'aeroporto di Kabul era preso d'assalto dai civili in fuga dai talebani e migliaia di persone scrissero mail con richieste d'aiuto, che fra il 21 e il 25 agosto non vennero nemmeno più lette. Secondo quanto svelato da un ex dipendente dimessosi, mentre solo il 5% degli afghani che avevano chiesto di lasciare il Paese grazie al programma di protezione britannico vennero effettivamente tratti in salvo, sforzi vennero spesi per fare uscire dall'Afghanistan 200 cani e gatti ospitati nel rifugio per animali di un ex royal marine. Direttamente chiamato in causa, Johnson si è detto del tutto estraneo a questa seconda vicenda.

ATS/AP/pon
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