Dopo una maratona parlamentare durata quasi quattro mesi, lunedì la Francia ha definitivamente adottato la legge di bilancio per il 2026, chiudendo una delle fasi più tese della legislatura nata dalle elezioni anticipate del 2024 e vissuta finora tra governi fragili e maggioranze variabili. L’approvazione arriva sotto la pressione dei mercati finanziari e dei partner europei, preoccupati per la traiettoria dei conti pubblici e per la credibilità dell’impegno a ridurre i disavanzi.
Il passaggio decisivo tra articolo 49.3 e sfiducie respinte
L’adozione definitiva è stata resa possibile dal fallimento di due mozioni di censura presentate in reazione al ricorso, da parte del primo ministro Sébastien Lecornu, all’articolo 49.3 della Costituzione, ossia la procedura che consente al governo di far passare un testo senza voto finale, salvo caduta dell’esecutivo in Assemblea. La sequenza, culminata nel voto di lunedì, ha sancito la sopravvivenza dell’esecutivo e l’approvazione del provvedimento.
Nelle ultime settimane Lecornu aveva progressivamente “blindato” il testo attraverso più passaggi al 49.3 (su entrate, spese e versione finale), mettendo la maggioranza relativa di fronte a un aut-aut politico: far cadere il governo e prolungare l’incertezza, oppure lasciar passare un compromesso contestato ma operativo.
Il compromesso con i socialisti e la frattura a sinistra
Determinante è stata l’astensione - o mancata censura - del Partito socialista (PS), arrivata in cambio di concessioni su alcune misure di spesa e sulla partita politicamente più sensibile: la sospensione della contestata riforma delle pensioni promossa dall’Eliseo. La scelta ha accentuato la frattura con La France insoumise (LFI), che ha annunciato iniziative di contrasto e un ricorso al giudice costituzionale. Sul fronte opposto, anche Rassemblement national ha tentato la via della censura, senza però avvicinarsi ai numeri necessari per rovesciare l’esecutivo, confermando una dinamica parlamentare in cui nessun blocco dispone, da solo, della forza per imporre una linea di governo.
Deficit al 5% e margini fiscali ridotti
Sul piano macroeconomico, il provvedimento punta a ridurre il deficit pubblico al 5% del PIL nel 2026, rispetto al 5,4% stimato per il 2025. L’obiettivo è più prudente rispetto alla traiettoria iniziale – indicata al 4,7% – ricalibrata dopo le concessioni parlamentari. La fine dello stallo è stata accolta con un moderato sollievo dai mercati: secondo analisi riportate dalla stampa economica, lo “spread” dei titoli francesi ha mostrato segnali di distensione dopo settimane di incertezza politica. Tuttavia, resta alta l’attenzione sulla traiettoria del debito e sulla capacità del governo di mantenere gli obiettivi annunciati in assenza di una maggioranza stabile e con un ciclo elettorale già in avvicinamento: comunali nel 2026 e presidenziali nel 2027.
Il testo non è ancora all’ultima fermata, con una parte dell’opposizione che ha annunciato ricorsi e contestazioni formali su metodo e contenuti. Per Lecornu l’approvazione del bilancio rappresenta un punto di ripartenza, ma non una soluzione definitiva alla fragilità politica, con una maggioranza che resta relativa, e ogni dossier – dalla politica industriale all’energia, dall’agricoltura alla sicurezza interna – che dovrà misurarsi con la stessa aritmetica parlamentare che ha reso il bilancio 2026 un banco di prova cruciale.

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Notiziario 02.02.2026, 22:00
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