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20
di domenica 29.09.2019

Le nuove rotte artiche

TG 20 di domenica 29.09.2019

Gli USA vogliono l'Artico

Washington cerca di recuperare il ritardo su Russia, Cina e altri nel controllo strategico del Polo Nord. Parlano gli ufficiali dei rompighiaccio Polar Star

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Il riscaldamento climatico colpisce soprattutto il Polo Nord, dove la calotta artica ha perso in 30 anni quasi il 40% della sua superficie, aprendo nuove rotte commerciali e rendendo accessibili enormi riserve di gas e petrolio. Ma se Russia e Cina stanno investendo in modo massiccio nell'Artico, gli Stati Uniti sembrano scoprire solo adesso la sua importanza strategica, dal punto di vista economico e militare. Molti esperti ritengono che la regione artica sarà il futuro terreno di scontro fra le grandi potenze e in questo ambito si inserisce la recente provocatoria proposta di Trump di acquistare la Groenlandia.

Gli Stati Uniti in materia di capacità di affrontare i mari dell'estremo nord sono rimasti indietro di alcuni decenni. Attualmente stanno costruendo la terza grande nave per potenziare la flotta di rompighiaccio pesanti della Guardia costiera. Mezzi in grado di mantenere la rotta anche se si trovano davanti muri di ghiaccio alti sei metri. Le due navi attualmente in servizio (quella nuova dovrebbe essere pronta nel 2024) sono la Polar Sea e la Polar Star. Entrambe hanno alle spalle 43 anni di servizio e chi vi opera aspetta con impazienza l'arrivo dei rinforzi per poter competere sullo scacchiere internazionale. La Russia ha 46 rompighiaccio pesanti. La Finlandia ne ha 10. Canada e Svezia 7.

"Russia e Cina prenderanno il nostro posto"

"Con i rapidi cambiamenti climatici che stanno accadendo nell'Artico, per gli Stati Uniti è di vitale importanza dotarsi di una nuova flotta di rompighiaccio. Se non imponiamo la nostra presenza nell'Artico, altre nazioni come la Russia e la Cina prenderanno il nostro posto", spiega alla RSI Karen Kutkiewicz, tenente comandante della Polar Star.

Gli USA in ritardo

Tutti gli esperti concordano: la superpotenza americana sta perdendo la corsa per il controllo strategico dell'Artico, territorio che custodisce il 13 per cento delle riserve di petrolio e un terzo delle riserve di gas naturale del pianeta. E anche i comandanti statunitensi ne sono coscienti. "L'arretramento dei ghiacci significa un incremento delle attività umane nell'estremo nord. Più navi da pesca e mercantili, maggiori opportunità per l'estrazione di gas, petrolio e materie prime. Rafforzare la nostra presenza è di vitale importanza" sottolinea il vice comandante della Polar Star William Wojtira aggiungendo: "Dobbiamo proteggere la nostra sovranità territoriale e garantire che queste risorse rimangano in nostro possesso".

Nuove rotte

Il riscaldamento climatico ha inoltre aperto nuove vie commerciali. Durante i mesi estivi è possibile navigare da Shanghai a Rotterdam riducendo di un quinto la distanza rispetto alla rotta che passa dal canale di Suez. E il guadagno è ancora maggiore rispetto al collegamento via Canale di Panama.

L'Alaska spera

In Alaska l'apertura delle rotte artiche - a fini commerciali, militari e turistici - è vista come una ghiotta opportunità. Il primo beneficiario dovrebbe essere il Port of Alaska di Anchorage.  A dirigerlo è Steve Ribuffo che, in tal senso, non ha dubbi: "il rafforzamento della presenza militare e l'aumento delle attività commerciali nelle zone più remote dell'Artico - ha affermato ai microfoni RSI - costituiscono un potenziale di crescita per i nostri affari. Tutti i materiali da costruzione e i rifornimenti destinati a queste infrastrutture passeranno infatti dal nostro porto".

Diem/TG
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