Un gruppo di adolescenti a Borodianka, in Ucraina (RSI)

Gli adolescenti fiduciosi di Borodianka

Nonostante le gigantesche tracce lasciate dai bombardamenti russi, in alcune zone i giovani ucraini vivono una nuova normalità

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In alcune zone bombardate dell’Ucraina il ripristino delle condizioni minime di abitabilità è già avanzato. Sminamento dei terreni, ricostruzione delle canalizzazioni d'acqua e della rete elettrica e mobile sono già una realtà a nord di Kiev- nei paesi devastati dai bombardamenti russi di febbraio e marzo.  A Borodianka, per esempio, la vita ha ripreso, anche se in mezzo a cumuli di macerie. I ragazzi della zona sono tornati e si ritrovano di pomeriggio nei parchetti della città.

“Non mi sarei mai aspettato una cosa simile un anno fa, ma adesso siamo di nuovo a Borodianka e sono sicuro che passerò una bella estate qui. – spiega Anton, uno di loro, ai microfoni della RSI – Mi divertirò molto perché ci siamo ritrovati tutti noi amici. Prima eravamo tutti scappati, quando i russi hanno cominciato a bombardare sette giorni su sette. Io nei Carpazi, la mia amica Dana a Chernihiv, altri ancora più lontano. Ma da un mese siamo tornati tutti.”

Appollaiato su una panchina all’ombra di un albero con un gruppetto di amici-Anton non sembra molto preoccupato per quel che potrebbe succedere nei prossimi mesi. È convinto che l’esercito ucraino riuscirà a riprendersi tutti i confini. Che la sua città piena di rovine e macerie, verrà presto ricostruita. Alle spalle del gruppo di ragazzi c’è infatti un palazzo crollato e una montagna di tubi contorti e arrugginiti, ma loro non sembrano curarsene. Chiacchierano, scrutano i cellulari. Il WiFi è tornato a Borodianka.

La sua amica Dana ci racconta della loro scuola rasa al suolo: non si sa ancora dove riprenderanno i corsi. E della sua casa, completamente distrutta, mentre lei era fuggita con la famiglia a Chernihiv. Vederla in macerie al rientro è stato terribile, ma se l’aspettavano.

Ora vive in casa di parenti, altri amici abitano in un prefabbricato. Non avreste voglia di partire da qui e andare in una zona meno devastata? “No, questo è il nostro posto, la nostra città. Noi vogliamo continuare a stare qui. È per questo che siamo tornati. E ricostruiremo tutto”, risponde Anton, che aggiunge: “Ai russi vorrei dire: questo non è il vostro posto. Non potete venire qui a occupare le nostre città e a bombardarle. Tornate in Russia, dove avete un sacco di spazio. E lì potete fare quello che volete.”

Bettina Müller, inviata RSI in Ucraina

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