I tempietti di Parigi

Charlie, Bataclan, Place de la République: tra ricordo e necessità di voltar pagina – IL REPORTAGE

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da Parigi Alessandra Spataro e Jonas Marti

Fiori e candele, fotografie e bigliettini davanti alla sede di Charlie Hebdo, davanti al Bataclan e inPlace de la République. Tre luoghi, non lontani l'uno dall'altro, che dopo gli attentati di gennaio e novembre dello scorso anno sono entrati tra i simboli di Parigi.

La gente ci passa davanti, si ferma, legge i messaggi. Qualcuno accende una candela: “Abito in questo quartiere da anni”, ci confessa un'anziana che ci si avvicina spontaneamente, “ma non sapevo che i giornalisti della rivista satirica avessero la redazione proprio qui vicino”. “Parigi non è più la stessa”, aggiunge un'altra signora che sta scattando delle foto per realizzare un reportage personale da far vedere alla madre, “in molti hanno paura, soprattutto dopo quanto successo due mesi fa”. Le targhette commemorative, da poco inaugurate, sono lucide, diverse dalle innumerevoli che ormai sonnecchiano sui muri delle case e che ricordano caduti di guerra, scrittori e politici.

Lumini nella notte in Place de la République
Lumini nella notte in Place de la République (RSI/Alessandra Spataro e Jonas Marti)

Boulevard Voltaire è caotico, con il traffico del mattino. Da una parte della strada l'edificio ormai spento e spoglio del Bataclan con i segni evidenti dei proiettili sulle sue vetrate. Dall'altra venti, forse trenta metri di marciapiede in cui vengono srotolati i ricordi e la vicinanza alle vittime della sala da concerti. Un santuario in cui dischi in vinile sono trasformati in simboli della pace, dove messaggi contro i musulmani si mischiano a frasi in cui si invoca l'amore universale. E poi una foto in bianco e nero, un ragazzo ritratto mentre fuma e guarda dritto nell'obiettivo, l'impronta di un bacio lasciato dal rossetto e una frase: Merci pour ces 26 ans d'amour.

"Vogliamo voltare pagina"
''Vogliamo voltare pagina
''Vogliamo voltare pagina" (RSI/Alessandra Spataro e Jonas Marti)

Sono i tempietti di Parigi, isole della commemorazione che subiscono le intemperie e il tempo che scorre. “Vogliamo voltare pagina, dobbiamo farlo”, ci spiega un giovane padre. “Non ne possiamo più”, ci dice con tono esasperato una signora, “sempre giornalisti, sempre domande, ma non è stato già detto tutto?”.

 

Domenica mattina, sotto un cielo velato, a Place de la République Johnny Hallyday ha cantato “Un dimanche de Janvier” . Il giorno del ricordo, con le massime autorità dello Stato, ma condiviso da poche persone, rispetto alla fiumana di gente che si era riversata solo dodici mesi fa nello stesso luogo. “L'onda del sentimento si è spenta”, ci spiega una giovane donna. Cala la notte sulla statua della Marianne. Alcuni lumini vengono accesi. Una donna anziana, spettinata stretta nel suo cappotto consunto, raccoglie e getta le candele ormai consumate: “lo faccio per Parigi, perché questi luci possano illuminare ancora a lungo la memoria delle vittime”.

Nel negozio che vende la giacca antiproiettile

 

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