Migliaia di profughi del Tigray cercano rifugio o nei centri allestiti al confine con il Sudan o in accampamenti di fortuna come quello creato nel campus dell'Università Aksum (Keystone)

Il Tigré affoga nelle atrocità

L’allarme dell'International Crisis Group: la guerra nella regione etiope rischia di eternizzarsi - Il G7 chiede un ritiro delle truppe “veloce e verificabile”

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Il conflitto che in Etiopia oppone da mesi i militari governativi sostenuti pure da forze dell’Eritrea e i ribelli del Tigré rischia di eternizzarsi perpetuando le atrocità della guerra. Lo sostiene l'International Crisis Group secondo il quale la situazione è di stallo" ed è probabile che si trascini "per mesi, o per anni" mentre entrambe le parti cercano un "colpo di grazia" militare che non sembra realistico.

L’ONG ha pubblicato un rapporto sulla situazione venerdì. Contemporaneamente hanno suscitato scalpore internazionale le nuove immagini diffuse dalla BBC che accusano l’esercito di aver ucciso a sangue freddo decine di civili nell’ambito delle operazioni in corso per arrestare e disarmare i leader del Tigray People's Liberation Front (TPLF) al potere nella regione settentrionale del Paese. Il Governo del premier Abiy Ahmed (insignito del Nobel per la Pace nel 2019) respinge le accuse.

 

Il numero dei combattenti raggruppati nelle Tigray Defence Forces, stando al rapporto, sarebbe in aumento, a causa della rabbia generata da massacri, stupri, saccheggi di cui sono accusate le forze filogovernative. Al fianco dei soldati di da Addis Abeba vi sono anche gli eritrei che sono storici nemici del TPLF.

 

I ministri degli Esteri del G7 in una dichiarazione condannano “l'uccisione di civili, le violenze sessuali e di genere, i bombardamenti indiscriminati e lo spostamento dei residenti e dei rifugiati eritrei”. Germania, Francia, Italia, Giappone, Canada, Regno Unito, Stati Uniti d'America e del rappresentante dell’UE affermano di accogliere con favore “il recente annuncio del primo ministro Abiy sul ritiro delle truppe” ma chiedono un processo “veloce, incondizionato e verificabile".

Al contempo il G7 ritiene “essenziale che i crimini denunciati siano indagati in modo indipendente, trasparente e imparziale e che i responsabili di queste violazioni dei diritti umani siano ritenuti responsabili” e che sia istituito “un processo politico chiaro e inclusivo che sia accettabile per tutti gli etiopi, compresi quelli del Tigré”.

Diem/ATS/RG
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