I procuratori generali hanno fatto l'annuncio dalla scalinata della Corte suprema (keystone)

Inchiesta antitrust contro Google

Si muovono i procuratori di quasi tutti gli Stati degli USA - All'esame un abuso di posizione dominante

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“Molti credono che Internet sia gratis, i guadagni di Google dimostrano che non lo è”. E ancora: “Internet è l’autostrada dell’informazione e Google ne dirige il traffico”. Forse troppo. Sulla scalinata davanti alla Corte Suprema, uno dopo l’altro prendono la parola tredici procuratori generali in rappresentanza di 48 Stati americani.

 

Spiegano perché è stata aperta la più vasta inchiesta mai lanciata contro un colosso della Silicon Valley: sotto la lente questa volta c’è Google. L’interrogativo cui i procuratori generali dovranno rispondere è se il re dei motori di ricerca rappresenta una minaccia per la libera concorrenza e tuteli i consumatori. Il sospetto è che la pubblicità condizioni l’esito delle ricerche degli utenti. Non c'è dunque pace per Google già multato in Europa per la violazione delle norme antitrust e negli Stati uniti per il mancato rispetto della privacy dei minori su YouTube.

RG 12.30 del 10.09.19: il servizio di Chiara Savi
RG 12.30 del 10.09.19: il servizio di Chiara Savi
 

“È un’indagine, non una causa” – ha assicurato il capofila dei procuratori, il texano Ken Paxton, e nessuno dei presenti ha azzardato quali potrebbero essere le conseguenze (multa? smembramento?), ma sorprende il sostegno se non totale, perlomeno trasversale dell’inchiesta, voluta da repubblicani e democratici. A quattro anni di distanza, sembrerebbe che negli USA si voglia seguire la strada tracciata – ad esempio – dalla Commissione dell’Unione Europea e l’inchiesta annunciata oggi segna forse un cambiamento di sensibilità, un una nuova consapevolezza sullo strapotere dei giganti di Internet.

Stati Uniti, inchiesta contro Google

Stati Uniti, inchiesta contro Google

TG 20 di martedì 10.09.2019

 
m.h.
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