Io, trafficante di esseri umani

Testimonianza inedita dal confine tra Stati Uniti e Messico: parla alla RSI chi prende i soldi per far passare i migranti irregolari

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Il Texas è lì, in fondo a questa strada sterrata. L’auto solleva una polvere ocra. Davanti, c’è la barriera voluta da Donald Trump. Siamo alla periferia di Ciudad Juarez, in Messico. Qui abitano “Los Guates”, “I gemelli”. Tutti li conoscono così. Incontriamo uno di loro due. L’accordo è di non fornire la sua identità esatta né l’ubicazione della casa.

Il muro - visto dalla casa dei trafficanti - è in realtà una lunga barriera metallica, alta oltre 5 metri.
Il muro - visto dalla casa dei trafficanti - è in realtà una lunga barriera metallica, alta oltre 5 metri. (Emiliano Bos - RSI)

Biglietto di sola andata

Questo piccolo cortile è una sorta di non-luogo. I migranti che arrivano qui non possono più tornare indietro. Sospesi tra la fuga, la vita lasciata alle spalle e il pericolo che resta davanti a loro. A pochi metri da questa recinzione, si erge la barriera metallica di circa 5 metri.

Questo è l’accesso non autorizzato per gli Stati Uniti. Basta una scala, come quella che il “gemello” sta sistemando in cortile.

Serve per raggiungere la cima del muro, fatto in realtà di lamiere metalliche. Donne e bambini? “Li aiutiamo noi a salire, e poi li caliamo con una corda sul lato americano” ci spiega questo signore sulla cinquantina. Continua a sbadigliare. “La notte scorsa ho lavorato un sacco, ne ho fatti passare quasi una ventina”.

 

Un business redditizio

È un trafficante. Sfrutta la disperazione di chi fugge verso l’America. Ma durante oltre mezz’ora di conversazione non ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un criminale. “Io aiuto queste persone, hanno bisogno di arrivare a destinazione. E molti sono messicani come me”, dice. 

Però si fa pagare, ribattiamo. E caro: “No, non più di 100-150 dollari a persona”. Non è vero. I migranti ne pagano molti di più. Questa, probabilmente, è la cifra che resta a lui. Il signore con i calzoncini corti e la maglietta blu davanti a me è l’ultimo anello di una catena di potere e crimine controllata dai narcos.

I cartelli dei narcos

“Il cartello dei narcotrafficanti qui si chiama Juarez ed è molto potente”, mi spiega Luis Chaparro, un giornalista di Ciudad Juarez che da anni si occupa di questi traffici. Sotto gli ordini del cartello opera la cosiddetta “linea”, che gestisce il traffico di droga, armi e persone. E poi ci sono gli “Atzechi”, i “soldati”. “Sono loro – aggiunge - che fisicamente eseguono il traffico di migranti e droga”. Proprio come “Los Cuates”, i due gemelli che vivono in questa casa. I militari di pattuglia? “Corrotti”, taglia corto Chaparro. I loro comandanti, spiega, ricevono denaro dai narcotrafficanti.

RG 18.30 del 08.10.19: Cosa c'è dietro il traffico di migranti tra Messico e USA? Le spiegazioni di Luis Chaparro, giornalista di Ciudad Juarez, al microfono di Emiliano Bos
RG 18.30 del 08.10.19: Cosa c'è dietro il traffico di migranti tra Messico e USA? Le spiegazioni di Luis Chaparro, giornalista di Ciudad Juarez, al microfono di Emiliano Bos
 

Le pattuglie che piacciono a Trump

Dopo il picco di maggio e giugno, gli ingressi illegali in Usa sono diminuiti. Trump ha ringraziato il Messico per le sue pattuglie lungo il confine. Come quella che vediamo a poche centinaia di metri dalla casa dei “gemelli”. “I militari sanno cosa facciamo”, sussurra il “gemello mentre sbirciamo da una fessura della sua recinzione di legno. La pattuglia è appena passata. “Ma noi non diciamo mica tutto. Aspettiamo che vadano via prima di far passare le persone dall’altro lato del confine”.

Stasera arriveranno altri migranti?, chiedo al “Guate”. “Certo, tanti. Come sempre”.

Emiliano Bos - corrispondente RSI dagli Stati Uniti
Condividi