Militari e manifestanti in Cisgiordania
Militari e manifestanti in Cisgiordania (Keystone)

Israele, la violenza dilaga

Dieci morti e oltre 150 feriti in Cisgiordania mentre continuano bombardamenti e lanci di razzi e le rivolte nelle città israeliane

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Si è aperto un terzo fronte nelle violenze che vedono da giorni opposti israeliani e palestinesi. Venerdì delle manifestazioni in Cisgiordania sono degenerate in duro scontro con l’esercito israeliano in cui sono rimasti uccisi dieci palestinesi e oltre 150 sono stati feriti.

Sono intanto proseguite le rivolte della popolazione araba nelle città israeliane, e oltre mille agenti di frontiera sono stati schierati in sostegno alle polizie cittadine.

Non si fermano neanche i bombardamenti sulla Striscia di Gaza e il lancio di razzi. Dall’inizio della settimana i palestinesi hanno lanciato più di 1'800 missili. Buona parte sono stati intercettati dal sistema di difesa e in campo israeliano si contano nove morti e centinaia di feriti. I raid aerei e i bombardamenti di artiglieria hanno causato almeno 122 morti e migliaia di feriti tra i palestinesi.

 

Una situazione che rischia di portare al collasso gli ospedali della Striscia, come testimonia il dottor Gino Roberto Manciati, responsabile medico locale dell'ONG Medici senza frontiere. L’accesso a risorse mediche, già difficile è ormai impossibile, mentre sono centinaia le persone da curare ogni giorno solo nel suo ospedale. Il dottore sottolinea che i bombardamenti israeliani sono molto precisi ma gli ordigni usati sono molto potenti e colpiscono anche chi è vicino all’obbiettivo, distruggendo molte case.

RG 18.30 del 14.05.2021: la corrispondenza di Michele Giorgio da Gerusalemme
RG 18.30 del 14.05.2021: la corrispondenza di Michele Giorgio da Gerusalemme
 

Il conflitto ha anche rimescolato le carte in campo politico: il tentativo di formare una coalizione di Governo da parte di Yair Lapid, capo del principale partito di opposizione, è infatti fallito dopo il passo indietro del nazionalista religioso Naftali Bennett, leader di Yamina, che si era rifiutato di allearsi con Netanyahu. Bennet si è detto disposto a riaprire le discussioni con il premier uscente per formare un Governo che “dovrà garantire la sicurezza del Paese da pericoli interni ed esterni”. I 7 deputati di Yamina non bastano però a Netanyahu per assicurarsi una maggioranza in Parlamento e nuove elezioni sembrano più probabili.

Il commento di Giuseppe Dentice

Il commento di Giuseppe Dentice

TG di venerdì 14.05.2021

 
RG/Reuters/AFP/sf
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