La leader dell'SNP Nicola Sturgeon venerdì a Edinburgh in Scozia (keystone)

Johnson e l'incognita Scozia

I nazionalisti di Nicola Sturgeon sono usciti vincitori dalle elezioni di giovedì, ma il premier ha già messo le mani avanti: "Nessun nuovo referendum sull'indipendenza"

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Dopo il successo dei conservatori nelle elezioni politiche nel Regno Unito di giovedì, ora sono gli indipendentisti scozzesi di Nicola Sturgeon a diventare lo scoglio principale per il Governo Tory.

Alle urne, infatti, il Partito nazionale scozzese (SNP) ha conquistato ben 48 seggi su 55. Ma già venerdì sera, il premier Boris Johnson ha fatto sapere a Sturgeon che non ci sarà un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia, e che il precedente voto del 2014 deve essere rispettato.

Ora, però, i nazionalisti rispondono che con la Brexit è radicalmente cambiata la situazione e, non volendo lasciare l'Europa, chiedono per l'anno prossimo una seconda consultazione. La spunteranno? Difficile nell'immediato spezzare il Regno Unito, anche perché il Governo centrale di Londra teme un effetto domino.

La stessa Scozia, con i suoi poco più di cinque milioni di abitanti, è spaccata. Da una parte ci sono forti timori per gli effetti che la Brexit avrà sull'economia del paese (al referendum oltre sei elettori su dieci avevano votato per restare con Bruxelles), ma dall'altra c'è riluttanza a rompere i legami politico-sociali di oltre tre secoli con il Regno Unito.

RG/eb
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