USA, l'aborto infiamma la politica

TG 20 di mercoledì 11.05.2022

Kentucky, America 2022

Sull’aborto lo Stato del sud è lo specchio di come presto potrebbe cambiare il Paese

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Davanti al “Centro chirurgico per donne” di Louisville tutti i giorni tra le sette e le dieci del mattino si ripete lo stesso rituale. Ci sono i manifestanti pro-life con i loro slogan e l’ormai nota cartellonistica. A pochi passi, sullo stesso marciapiedi, con il giubbino arancione stanno quelli pro-choice, pronti a scortare le donne attese alla clinica. Gli attivisti si conoscono da anni, ma non si parlano più da tempo. Pare una guerra di trincea. Il silenzio e la tensione sono rotti solo quando arrivano le pazienti. Lo sguardo abbassato, entrano ed escono velocemente in questa che è una delle due cliniche del Kentucky dove viene praticato l’aborto. Stando agli ultimi dati disponibili, nel 2019, 3'664 donne sono ricorse a questa pratica; il 34 % di loro è afroamericana, in uno stato del sud all’86 % bianco.

L’esterno della clinica EMW di Louisville
L’esterno della clinica EMW di Louisville (RSI)

La clinica – aperta nel 1983 – tra poche settimane potrebbe chiudere. Il Kentucky, infatti, è uno dei 13 Stati ad aver votato una Legge che scatterà non appena la Corte Suprema si esprimerà sul diritto all’aborto sancito nella Costituzione nel 1973. Se l'intenzione di cancellare la sentenza “Roe vs. Wade” venisse confermata, in ventiquattr’ore l’interruzione di gravidanza sarà illegale. In Kentucky come in altri 12 Stati. In altri 10 invece, in virtù, di queste leggi già votate statalmente il diritto di scelta della donna verrà fortemente ridotto.

Gli Stati pronti a cambiare le norme sull'aborto
Gli Stati pronti a cambiare le norme sull'aborto (RSI)

Quello che accade in Kentucky è quanto potrà avvenire in futuro in quasi la metà degli Stati americani ed è l’esito di anni di politica conservatrice per cercare di rovesciare un diritto che spacca gli Stati Uniti, culminati con la nomina di tre giudici da parte di Donald Trump. Nel 2020 l’ex presidente ha ottenuto in Kentucky il 62 % dei suffragi. “Qui abbiamo una super maggioranza repubblicana, la legge che scatterà è partigiana. – dice Jackie McGranahan, portavoce dell’ACLU - Non c’è stata possibilità di un vero dibattito, di un dialogo su cosa fare ad esempio quando la vita della mamma è in pericolo. E un tema delicato come l’aborto ha molte nuance, non può essere ridotto a un dualismo bianco o nero”. In uno degli Stati più poveri d’America – solo cinque sono meno ricchi del Kentucky – si teme che il divieto potrà avere un impatto sulle donne meno abbienti. L’aborto sarà sempre possibile per chi, avendone i mezzi, potrà viaggiare in altri Stati dove la pratica rimane legale. Da Louisville l’approdo più vicino è Chicago, a cinque ora di macchina. In 16 Stati a conduzione democratica sono state varate leggi per salvaguardare il diritto indipendentemente dalla decisione della Corte Suprema.

Louisville
Louisville (RSI/m.h.)

Il Kentucky non considererà nessuna eccezione, né per ragioni di salute né per violenze. I medici che aiuteranno ad abortire rischiano conseguenze penali, fino a pene tra i 5 e i 10 anni di carcere. “Sono preoccupata per le donne che cercheranno di abortire da sole a casa, – racconta al TG la giovane ostetrica Hanna Peterson – ma se le aiuto rischio di perdere la licenza, di venire incriminata e finire in prigione”. “Le donne continueranno ad abortire”, replica Meg Stern, attivista che da oltre vent’anni scorta le pazienti alla clinica. “Se le cliniche in Kentucky saranno costrette a chiudere, dice, continuerò a sostenere chi vuole abortire”. Anche illegalmente?, incalzo. Lei sorride e tace, un silenzio che indica la disponibilità alla disobbedienza civile.

 

Ma c’è pure chi ritiene che la revoca del diritto all’aborto in America sia solo un inizio. Il pastore Clay Hall, pastore battista in una contea rurale del Kentucky, pensa che la battaglia per abolire l’aborto sia tutt’altro che finita e che la Corte Suprema sia stata pilatesca. “È un bene che i giudici abbiano ammesso che la sentenza del 1973 è stato un errore, – spiega il religioso – ma oltre a revocare il diritto avrebbero dovuto avere il coraggio di abolire l’aborto con un articolo della costituzione”. Per lui la Legge votata dal Kentucky è ancora troppo permissiva: le pene non sono abbastanza severe e l’esenzione della madre che abortisce equivale a lasciare in libertà un omicida. Ma non si tratta, obiettiamo, di un tentativo di riconoscere la libertà e il diritto di scelta della donna? Bibbia alla mano, Hall è perentorio: “Non bisogna preoccuparsi solo della libertà della donna, ma anche quella del nascituro. Il bimbo è assai più vulnerabile della donna. Capisco il loro dolore e le loro difficoltà e molte associazioni cristiane sono in prima fila per aiutarle.

Clay Hall, pastore battista Paducah (Kentucky)
Clay Hall, pastore battista Paducah (Kentucky) (RSI)

Parole che paiono dure ma che sembrano confermare quanto siano monolitiche le posizioni sull’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti, specchio di un paese politicamente polarizzato e socialmente sempre più diviso.

Massimiliano Herber
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