Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi (keystone)

L’Egitto revoca lo stato d’emergenza

Reintrodotto dopo gli attentati dello Stato islamico contro le chiese copte, è rimasto in vigore per 50 degli ultimi 55 anni

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La revoca dello stato d'emergenza imposto da anni in Egitto, ufficialmente per meglio combattere il terrorismo islamico, è stata annunciata via Facebook dal presidente Abdel Fattah al Sisi, che ha parlato di “stabilità” raggiunta dal Paese.

La misura che restringe diverse libertà fondamentali era stata reintrodotta per reazione agli attentati dinamitardi rivendicati dallo Stato islamico contro chiese copte che causarono decine di morti nell'aprile 2017. Da allora vi erano stati sempre rinnovi trimestrali, da ultimo nel luglio scorso.

L’Egitto ha vissuto in stato di emergenza per quasi 50 degli ultimi 55 anni. Fu dichiarato per la prima volta durante la guerra arabo-israeliana del 1967, per rimanere in vigore fino al 1980 ed essere reintrodotto a causa dell’assassinio del presidente Anwar Sadat l’anno dopo. In seguito, fu prolungato ogni tre anni fino al 31 maggio 2012, tre mesi dopo la caduta del presidente-autocrate Hosni Mubarak. Vi fu una sua reintroduzione per un mese nel 2013, in occasione della sanguinosa repressione delle proteste (anche armate) dei sostenitori del presidente Mohamed Morsi destituito da una rivoluzione popolare appoggiata dall'esercito.

 

Più poteri alla polizia

“Il Paese è diventato un’oasi di sicurezza e stabilità nella regione”, ha dichiarato il presidente al Sisi. L’Egitto resta per un paese ostile per oppositori politici, giornalisti critici con le autorità e difensori dei diritti umani. Hossam Bahgat, tra gli attivisti egiziani più in vista, ha accolto la notizia con sollievo. Cesseranno di operare i tribunali speciali, ha scritto in un tweet, eccetto che per alcuni casi di alto profilo già sotto processo come quello di Patrick Zaki, il ricercatore dell'Università di Bologna incarcerato per alcuni articoli sui diritti della minoranza copta.

Lo stato d'emergenza in questi anni ha attribuito alla polizia ampi poteri in materia di arresti e limitazione delle libertà. Ha consentito al presidente di far giudicare i civili da tribunali di emergenza, i cui verdetti sono inappellabili, di sorvegliare e sequestrare proprietà private. Poteri che al Sisi ha usato contro i jihadisti, ma anche contro altre forme di dissenso.

ATS/Radiogiornale-MB/ludoC
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