La televisione di stato russa

TG 20 di venerdì 18.03.2022

L’efficace censura della tv russa

Due testimonianze dalla Russia, tra chi crede ciecamente alla propaganda e chi no, ma che anche volendo non ha più fonti alternative a quelle governative

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La popolazione russa, come noto, non riceve alcuna informazione imparziale a proposito del conflitto. Alla televisione di Stato non vengono mai mostrate immagini di bombardamenti sulle zone residenziali ucraine. E le autorità garantiscono che ad essere colpiti sono soltanto gli obiettivi militari. Chi afferma il contrario, rischia fino a 15 anni di prigione.

Marina Nazarenko è una guida turistica. La sua principale fonte di informazione sono i canali della televisione di stato russa. Quando i colleghi di RTS la incontrano nel suo salotto, dalla televisione giunge la voce di un conduttore: "L'Ucraina continua i suoi bombardamenti. Le persone si nascondono nei rifugi. È per questo che la Russia è costretta ad andare a difendere i milioni di cittadini russi che sono minacciati di distruzione fisica, di genocidio". Una storia riscritta al contrario da Vladimir Putin e dai media di propaganda.

Così come Marina, numerosi russi sono convinti che la Russia stia portando la pace in Ucraina: "Lo scopo di questa operazione è di ripulire l'Ucraina da battaglioni nazisti e terroristi. Se non vinciamo ora, la Russia verrà distrutta, dobbiamo raggiungere l'obiettivo di smilitarizzare e de-nazificare l'Ucraina".

Marina non vede mai immagini di distruzione o di morte provocate dai russi. "Distruggere le abitazioni? No!!! ci mostrano le immagini satellitari degli attacchi russi! Sono mirati alle infrastrutture militari ucraine, situate nelle foreste o in zone non residenziali".

Le immagini mostrano un'armata russa eroica e una popolazione civile attaccata dai nazisti ucraini. Ancora dalla TV accesa si può ascoltare uno dei ‘mantra’: "Il nazionalismo ucraino si è trasformato in nazismo rafforzato dal culto della forza e dalla glorificazione dei sostenitori di Hitler".

La nuova legge sui media, che prevede appunto pene fino a 15 anni di carcere, impone la censura e vieta le critiche all'esercito russo.

“So della guerra, ma non voglio andarmene”

Un altro uomo -che vuole rimanere anomino- incontrato da RTS ha visto invece a poco a poco sparire le sue fonti di informazione. "Ecco per esempio. L'Echo di mosca... Il sito non esiste più. Mediazona anche. Si può provare ad aprire con vpn, ma carica male".

Lui sa che la Russia ha attaccato l'Ucraina e per lui è la guerra peggiore: una guerra tra fratelli. Ma nonostante questo non pensa di andare via: "Voglio restare in Russia e continuare a osservare come il Paese si trasforma. Voglio restare con il mio popolo... "

Alcuni dei suoi amici però se ne sono andati. Per fuggire dalla menzogna e dall'isolamento.

TG/RTS/Red. MM
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