Il presidente polacco uscente Andrzej Duda (keystone)

LGBT nel mirino in Polonia

Duda punta la campagna contro la comunità omosessuale - Intervista a un attivista per i diritti gay e psicologo polacco

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La comunità delle persone omo, bi e transessuali è stata suo malgrado al centro della campagna per il primo turno del presidente polacco uscente, Duda. E, con ogni probabilità, continuerà a essere implicata nel dibattito anche per il ballottaggio.

Come sta vivendo questa minoranza in questo periodo?

"Un modo di stare in questa difficile situazione possono essere anche le sostanze psicoattive. Io lavoro con i dipendenti, per questo so che questo stress di adesso, che è così forte, ha un impatto su questa situazione di usare droga e alcol". A spiegarlo da Varsavia è Michal Muskala, psicologo e militante omosessuale, che si occupa di violenza domestica e a titolo volontario opera in un'associazione attiva nell'ambito della prevenzione dell'HIV e delle tossicodipendenze.

"Durante la pandemia ho condotto alcune videoconferenze destinate a un pubblico LGBT, alcune sedute collettive sull'uso delle droghe. Ho notato che c’è stata una grande quantità di domande, da parte di chi ne fa uso, sulla violenza e gli attacchi subiti", spiega il 37enne.

La campagna anti-gay di Duda

L'ostilità aperta del Governo di Libertà e Giustizia nei confronti di gay, lesbiche, bi e transessuali, è portata avanti dal presidente uscente, Andrzej Duda. L'estate scorsa c'è stata l'istituzione di un'ottantina di cosiddette zone "senza ideologia LGBT": località in cui i privati possono rifiutare i loro servizi alle persone omosessuali. Una realtà censurata dal Parlamento europeo e poi dalla Commissione.

Nelle scorse settimane, in piena campagna elettorale, il presidente Duda ha poi pubblicato la Carta per la famiglia che fra l'altro vi si propone di "difendere i bambini dall'ideologia LGBT".

Atteggiamenti e dichiarazioni che non fanno altro che accrescere e radicare questo malessere nella comunità che va sotto il nome di "stress delle minoranze". Si manifesta in una sorta di insicurezza generalizzata negli individui. Le così dette zone libere da ideologia LGBT non sono tanto importanti dal punto di vista giuridico, quanto simboli di esclusione e d’intolleranza.

Come si spiega questo accanimento?

"Penso che il motivo risieda nella necessità di fabbricare un nemico contro il quale combattere: nel 2015, alle elezioni politiche, lo spauracchio erano i profughi. E ha funzionato. Negli ultimi mesi, il presidente agita quello dell'ideologia LGBT contro la famiglia tradizionale; famiglia tradizionale che, ovviamente, è molto sentita e radicata in Polonia, e sostenuta dalla Chiesa".

Ieri, al primo turno, Biedron, il candidato di sinistra apertamente gay, ha ottenuto soltanto il 3%. Il 12 luglio Michal Muskala voterà allora il secondo arrivato, Rafal Trzaskowski, che l’anno scorso aveva partecipato al gay pride e tenuto un discorso a sostegno della comunità. "Ma adesso, nella caccia all’ultimo voto, sta evitando di parlare dei nostri temi e non ha un’offerta politica per la nostra comunità. - spiega l'attivista - Dall’altro lato, Duda da tempo cerca di fare della comunità LGBT un 'nemico' contro cui combattere. E purtroppo questi messaggi creano onde di aggressioni, un clima intimidatorio, e condizioni difficili per gli omosessuali nel Paese. Davvero adesso in Polonia non è facile, non è facile".

Andrea Ostinelli
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