Si vota per eleggere i tre presidenti del paese, così come per scegliere i membri dei parlamenti a livello di cantone, entità e stato (keystone)

La Bosnia-Erzegovina al voto

Le elezioni, che riguardano le principali cariche dello Stato, a partire dai tre presidenti (un bosgnacco, un serbo e un croato), si svolgono in un clima politico molto instabile

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3,3 milioni di persone sono chiamate alle urne domenica in Bosnia-Erzegovina per rinnovare le principali cariche ai vari livelli dello Stato. Si vota per eleggere i tre presidenti del paese (un bosgnacco, un serbo e un croato), così come per scegliere i membri dei parlamenti a livello di cantone, entità e stato. Dal 1995, ovvero da quando gli accordi di Dayton hanno messo fine alla guerra, la Bosnia-Erzegovina è divisa in due entità: la Republika Srpska (RS) a maggioranza serba e la Federacija (FBiH) popolata perlopiù da croati e bosgnacchi (il termine che indica i bosniaci musulmani) e divisa a sua volta in dieci cantoni. Come in passato, anche questa campagna elettorale è stata dominata dalla retorica nazionalista, con i maggiori partiti che hanno cercato di intercettare i voti della propria etnia di riferimento. I manifesti elettorali parlano di “sicurezza” e della necessità di “difendersi”, in un clima politico molto instabile.

“È la più grande crisi dalla fine della guerra”, ha detto l’Alto rappresentante internazionale Christian Schmidt. Il paese è in effetti alle prese con forti spinte centrifughe. Da un lato, i leader serbo-bosniaci hanno approvato a fine 2021 il ritiro graduale dei propri rappresentanti dalle istituzioni centrali, di fatto una secessione, il cui completamento è stato però per ora rimandato. Dall’altro, la minoranza croata invoca da mesi una nuova legge elettorale, con lo scopo di cementare ulteriormente il sistema di rappresentazione etnica. A quest’offensiva nazionalista corrisponde però il tentativo di alcuni movimenti politici di costruire una Bosnia “civica” e “unita”. È il caso del candidato croato alla presidenza bosniaca (e presidente uscente) Željko Komšić che sfida la nazionalista Borjana Krišto. Anche tra i candidati bosgnacchi alla presidenza, c’è un esponente di un partito multietnico: è il socialdemocratico Denis Bećirović che è dato favorito nella lotta contro l’intramontabile Bakir Izetbegović, in politica dal 2000.

Un ultimo importante duello si svolge all’interno della Republika Srpska e vede Milorad Dodik, il padre padrone della RS al potere dal 1998, sfidare la leader dell’opposizione Jelena Trivić. In questo caso, sia Dodik che Trivić rimangono su posizioni nazionaliste, ma una sconfitta di Dodik significherebbe un cambiamento non da poco. Tutte e tre queste sfide si annunciano agguerrite secondo i sondaggi della vigilia. Ma comunque vadano, è probabile che l’instabilità politica in Bosnia-Erzegovina continuerà anche dopo il voto.

Bosnia Erzegovina domani al voto

Bosnia Erzegovina domani al voto

TG 20 di sabato 01.10.2022

 
Giovanni Vale
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