Il presidente filippino Rodrigo Duterte (keystone)

La CPI indaga sulla guerra di Duterte

La Corte penale internazionale aprirà un’inchiesta sull’uccisione di migliaia di persone nella campagna antidroga nelle Filippine

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La Corte penale internazionale indagherà sull’uccisione di migliaia di persone in Filippine, nella campagna lanciata dal presidente Duterte per eliminare spacciatori e consumatori di droga nel Paese. Uccisioni che potrebbero essere giudicate come crimine contro l’umanità.

Dati certi sul numero dei morti non ce ne sono, le stime vanno dai 6'000 ai 30’000 in un periodo che va dal 2016 al 2019. Le uccisioni sono il frutto di una campagna lanciata dal presidente Rodrigo Duterte in una lotta senza quartiere allo spaccio di droga, che ha colpito trafficanti, spacciatori e consumatori. Una lotta che secondo diverse associazioni a difesa dei diritti umani è avvenuta fuori dalla legalità, con quelle che sono state definite esecuzioni extragiudiziali. Di fatto, una sentenza di morte immediata, senza processo.

La Corte penale internazionale ha così annunciato l’apertura di un’inchiesta, con la motivazione che la cosiddetta guerra contro la droga non può essere considerata come un’operazione legittima per il mantenimento dell’ordine.

Accuse che già lo scorso luglio il presidente Duterte aveva respinto, ribadendo la volontà di continuare l’azione di contrasto alla droga. “Chi distrugge il mio paese – aveva detto il presidente - sappia che lo ucciderò”.

Si apre così un nuovo contenzioso con il governo filippino che nel 2019 aveva ritirato l’adesione allo Statuto della Corte Penale Internazionale. Tuttavia l’inchiesta può comunque proseguire perché si riferisce al periodo tra il 2016 e il 2019, in cui le Filippine erano ancora tra gli Stati aderenti.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha fatto sapere nel frattempo che non intende collaborare.

RG-Bustaffa/Red. MM
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