"Guerra" anche nel territorio dei dazi (keystone)

La Cina si rifiuta di scusarsi

Pechino posta una foto di un soldato australiano che minaccia un bimbo afghano; è subito scontro diplomatico - Rapporti tra i due paesi inquinati da anni

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Due settimane fa, l’Australia chiedeva ufficialmente scusa all’Afghanistan per le uccisioni di civili e prigionieri avvenute tra il 2005 e il 2016, quando l’esercito aveva dato sostegno agli Stati Uniti nella loro lotta contro il terrorismo.

La foto contestata
La foto contestata (keystone)

Un’ammissione di colpa che, per il Governo di Pechino non è bastata. Infatti, sul profilo Twitter del portavoce del ministero degli esteri è apparso un montaggio fotografico ritraente un soldato australiano, che minaccia con un coltello insanguinato un bimbo afghano intento ad abbracciare un agnellino. Una provocazione inaccettabile per Canberra, che ora chiede scuse ufficiali. Ma niente da fare, Pechino ha rincarato la dose, dicendo che l’Australia deve solo vergognarsi di quello che ha fatto.

 

Ma come mai, le relazioni tra i due paesi sono così tese?

Recentemente Pechino ha pure imposto dazi commerciali a prodotti australiani. Secondo Alessia Amighini, docente di politica economica all' Università del Piemonte orientale e alla testa del programma di ricerca sull'Asia per l'Istituto di politica internazionale di Milano, i rapporti si sono deteriorati a partire dal 2017, quando l’Australia si è "permessa di giudicare sia sul fronte dei diritti umani sia su altri temi l’operato della Cina. Da quel momento, Pechino se l’è legata al dito".

Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare, ossia la necessità della Cina di avere un’area di influenza su tutto il Pacifico, sia dal punto di vista politico sia economico. Nella parte meridionale in particolare passano la maggior parte dei commerci marittimi e ci sono importanti risorse naturali. Poi rimane la questione che Canberra è in orbita occidentale e statunitense, è la prima che "si è permessa di non accogliere i ripetitori Huawei per motivi di sicurezza", un altro schiaffo a Pechino.

RG/AlesS
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