La Slovacchia vota e spera

Cambiamento è la parola chiave delle elezioni europee viste da un Paese in cui, il prossimo 15 giugno, s'insedierà una nuova presidente

  • Stampa
  • Condividi
  • a A
Slovacchia, piccolo paese, grandi speranze
Slovacchia, piccolo paese, grandi speranze (RSI/Bleff)

Forse le cose cominciano a cambiare nel blocco di Visegrad, una parte dell’Ue ben più complessa e articolata di come spesso la si dipinge e dove le proteste di chi tiene alle libertà democratiche non sono mai mancate

Il 31 marzo scorso, per la prima volta nella loro storia, gli slovacchi hanno scelto una donna come capo dello Stato. Zuzana Caputova, che si insedierà il 15 giugno, è un’avvocatessa di quarantacinque anni, madre divorziata, favorevole alle adozioni gay ed europeista, con un passato nel no profit e nella difesa dei diritti dei bambini. È diventata famosa dopo una campagna contro l’apertura di una discarica nel villaggio di Pezinok, che avrebbe compromesso la qualità dell’ambiente: una battaglia che le è valsa l’appellativo di “Erin Brokovic” della Slovacchia.

 

La vittoria della Caputova è avvenuta sull’onda del malcontento crescente per la corruzione e le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione. Su questo indagava il giornalista Ján Kuciak, ucciso nella sua abitazione insieme alla fidanzata Martina Kušnírová il 22 febbraio 2018. Un omicidio ha scosso la coscienza del paese, provocando un’ondata di proteste e le dimissioni del premier Robert Fico.

Il fronte liberal-progressista, che ha sostenuto la Caputova, spera di consolidare quel successo alle prossime europee. Sarebbe un importante segnale di cambiamento nel cosiddetto “blocco di Visegrad” (Polonia, Cechia, Slovacchia e Ungheria) che fino ad ora si è distinto per le derive autoritarie, lo smantellamento degli equilibri tra poteri dello Stato e la riduzione della libertà di stampa.

Tomas Miglierina

Condividi