Belgio, avanti nelle vaccinazioni

TG 20 di sabato 25.09.2021

Le fake news frenano le vaccinazioni

Il reportage da Bruxelles. Nella capitale belga i più riluttanti sono i giovani dei quartieri popolari: tra mancanza di fiducia e disinformazione

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Appena un vaccinato su due contro il 91% delle Fiandre e il 79% della Vallonia. Bruxelles è la palla al piede nella marcia del Belgio verso l’immunità di gregge. I più riluttanti sono i giovani dei quartieri popolari, tra mancanza di fiducia, disinformazione e un po' di menefreghismo. "Immagina se tra dieci anni il vaccino mi uccide. Non sai cosa c’è dentro, questo è il problema", dice uno di loro ai microfoni della RSI. E all'obiezione che - anche il telefono non sai cosa contiene, pero' lo usi… - replica: "Il telefono lo puoi aprire, il vaccino non lo apri". Un altro giovane aggiunge: "Ho sentito cose strane sui social e non ho voglia di farlo. Se non è obbligatorio non lo faccio. Anche mia mamma lo ha fatto solo per obbligo, per il suo lavoro".

Poco o nulla raggiunti dai media tradizionali (ma questo vale anche per molti adulti che li circondano) sono invece assidui su TikTok o Whatsapp, dove spopolano voci negative e teorie del complotto, come la storia – molto preoccupante specie per le ragazze - che il vaccino comprometta la fertilità. "Ho paura. Allora aspetterò ancora un po' e quando sono sicura lo faccio", dice una ragazza.

Le autorità hanno deciso di rispondere reclutando influencer e volti noti, come il virologo Emmanuel André, che gira nelle scuole per rispondere alle domande dei giovani: "Quello che vediamo è una presa meno efficace del sistema sanitario dove il contesto sociale e culturale è complesso. E non riguarda solo la vaccinazione: in questi quartieri, per esempio, anche l’accesso ad un medico generico è più complicato", spiega Emmanuel André.

Il basso tasso di vaccinazione non resta senza conseguenze. "Abbiamo dovuto chiudere una classe perché in molti avevano preso il Covid. Su molte cose i nostri allievi hanno capacità di analisi, ma quando sono toccati sul piano personale, allora fanno un po’ fatica con lo spirito critico", sottolinea Arnaud Demez, docente.

Convincere, più che costringere, è la strategia scelta dalle scuole. E qualche risultato si vede. Ma la strada per dissipare dubbi e reticenze è ancora lunga.

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