Gli oppositori di Castillo si radunano vicino al Congresso a Lima
Gli oppositori di Castillo si radunano vicino al Congresso a Lima (Keystone)

L'eterna crisi del Perù viene da lontano

La destituzione del presidente Pedro Castillo sprofonda di nuovo il Paese sudamericano nel caos - Non è una novità, ma una storia che da decenni si ripete tra scandali e dimissioni

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Sei presidenti in sei anni, la metà dei quali sono caduti a seguito di scandali e denunce di corruzione. Con la destituzione di Pedro Castillo il Perù sprofonda di nuovo nel caos e le prospettive per il futuro non sono ottimistiche. Il tentativo di auto-golpe di Castillo, che ha cercato di sciogliere il Parlamento pochi minuti prima della seduta in cui i congressisti avrebbero dovuto decidere sul suo futuro, è solo l’ennesimo tassello di una crisi che si trascina da tempo, sullo sfondo di una frammentazione politica estrema e di una forte diffidenza dell’opinione pubblica verso la classe dirigente.

Ex maestro di scuole di campagna e sindacalista, Castillo portava avanti una piattaforma abbastanza confusa di sinistra con tratti nazionalisti e populisti. Ha promesso di nazionalizzare le risorse naturali, di distribuire le ricchezze e di mettere fine alla corruzione dilagante. Al primo turno delle elezioni presidenziali del 2021 aveva ottenuto meno del 20% dei consensi e riuscì a battere al ballottaggio la conservatrice Keiko Fujimori con un margine di appena 40'000 voti su un totale di oltre 17 milioni di schede. La sua è stata un’avventura sguaiata, con ripetuti rimpasti di Governo, scontri continui con le istituzioni e diversi scandali di corruzione che hanno investito anche i suoi famigliari, come la sorella, il cognato e due nipoti.

Per salvarsi ha chiesto l’intervento della OEA (OSA in italiano), l’Organizzazione degli Stati americani, che ha mandato a Lima una commissione speciale per studiare le denuncia contro di lui. Il Parlamento è riuscito al terzo tentativo a farlo cadere per "incapacità morale", con una votazione schiacciante; 101 favorevoli e solo sei voti contrari. Ora potrebbe finire in carcere con l’accusa di golpismo e la sua carriera è comunque finita.

 

I problemi del Perù, però, rimangono. Gli intrecci delinquenziali tra politica e affari vengono da lontano e hanno coinvolto quasi tutti i presidenti degli ultimi quarant’anni. L’autoritario Alberto Fujimori è ancora in carcere, Alejandro Toledo è profugo da tempo negli Stati Uniti, Alan Garcia si è suicidato nel 2019 per non finire in prigione.

L’economia non si è ancora ripresa dalla crisi legata alla pandemia, il Paese dipende dagli investimenti stranieri, che non amano l’instabilità politica, mentre lo sfruttamento delle risorse naturali da parte delle multinazionali crea conflitti irrisolti con le comunità locali. Dina Baluarte è diventata presidente quasi per caso, ma nessuno se la sente di scommettere sul fatto che possa terminare il mandato fino al 2026.

 

Emiliano Guanella
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