Tom Homan, l’inviato speciale del presidente USA Donald Trump in Minnesota, dopo la rimozione del comandante della Border Patrol Greg Bovino, ha tenuto giovedì una conferenza stampa a Minneapolis per affrontare le tensioni legate alle operazioni dell’ICE (l’agenzia anti-immigrazione).
Homan (soprannominato lo “zar dei confini”) ha promesso di “ristabilire la legge e l’ordine” nella città, sottolineando che “la sicurezza della comunità è fondamentale” e che i milioni di immigrati illegali entrati sotto l’amministrazione Biden rappresentano una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Ha inoltre evidenziato la necessità di una maggiore cooperazione tra autorità federali e locali, che potrebbe ridurre il numero di agenti ICE sul campo: “Condurremo operazioni mirate contro individui con storie criminali o di immigrazione illegale”, ha dichiarato.
Lo “zar dei confini” ha presentato pubblicamente il suo piano per riportare la calma in una città che sta tenendo testa all’amministrazione USA dopo la morte di un infermiere, ucciso da agenti federali. Homan interviene mentre il braccio di ferro tra le agenzie federali e le autorità locali da un lato, e l’amministrazione Repubblicana di Trump e l’opposizione Democratica dall’altro, non accenna a diminuire.
La metropoli del nord degli Stati Uniti è diventata il simbolo della politica anti-immigrazione di Trump. Minneapolis è ancora sotto shock per la morte di due statunitensi, uccisi da agenti federali. Alex Pretti, infermiere di 37 anni, è stato ucciso sabato da diversi colpi di pistola sparati da membri della polizia di frontiera (CBP). Renee Good, madre di famiglia della stessa età, è stata uccisa il 7 gennaio, da colpi di pistola sparati da un agente della polizia dell’immigrazione (ICE).
I video analizzati da diversi media (tra questi Washington Post, New York Times) e anche dall’AFP sembrano smentire la tesi inizialmente sostenuta dall’amministrazione Trump, secondo cui Alex Pretti, che portava legalmente un’arma, minacciava le forze dell’ordine. Immagini tratte dai video sono state pubblicate anche sul sito della BBC e sul sito di RTS.
Riguardo alle proteste in corso in Minnesota e altrove, Homan è stato chiaro: “Le persone hanno il diritto di protestare pacificamente, ma tolleranza zero se aggrediscono gli agenti dell’ICE”. Rivolgendosi direttamente ai manifestanti ha aggiunto: “Se non vi piace quello che fa l’ICE, andate a protestare al Congresso”. Ha poi precisato: “Non voglio veder morire nessuno, né i nostri agenti, né i membri della comunità, né gli obiettivi della nostra operazione”, riferendosi agli immigrati coinvolti nelle deportazioni.
Homan è stato inviato d’urgenza a Minneapolis questa settimana per riprendere il controllo di una situazione infiammabile. Ma Trump alterna segnali di calma a dichiarazioni dai toni duri. Sia Homan che il presidente USA concordano sul fatto che l’ICE “possa e debba essere” migliorata. “Non voglio sentire dire che tutto ciò che è stato fatto qui è stato perfetto”, ha dichiarato Homan. “Niente è mai perfetto e tutto può essere migliorato. Quello su cui abbiamo lavorato è rendere questa operazione più sicura, più efficiente e più conforme alle regole. Nessuna agenzia è perfetta e il presidente Trump e io, insieme ad altri membri dell’amministrazione, abbiamo riconosciuto che alcuni miglioramenti potrebbero e dovrebbero essere apportati. Questo è esattamente ciò che sto facendo qui”. Homan ha infine promesso di occuparsi degli agenti che non rispettano gli standard di condotta e di introdurre “miglioramenti interni” per rendere le operazioni più sicure. “Non rinunceremo alla missione sull’immigrazione”, ha concluso, “ma la renderemo più intelligente e sicura”.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte polarizzazione: da un lato c’è chi vede nelle deportazioni di massa uno strumento essenziale per la sicurezza nazionale, dall’altro chi denuncia eccessi di forza e violazioni dei diritti umani. La missione di Homan a Minneapolis sembra mirare a bilanciare fermezza sull’immigrazione illegale e un tentativo di attenuare le critiche interne ed esterne all’ICE.
Due agenti federali sospesi per la morte di Alex Pretti
Mercoledì la polizia di frontiera (CBP) aveva annunciato di aver sospeso due agenti coinvolti nella morte di Alex Pretti. Una procedura “standard”, ha affermato un portavoce.
Il sindaco di Minneapolis: la caccia ai clandestini? “Nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. È una ritorsione politica
Il presidente statunitense, dopo aver promesso una “piccola distensione” e un ritiro parziale degli agenti federali, ha ripreso la sua retorica incendiaria contro il sindaco Democratico di Minneapolis: Jacob Frey aveva dichiarato che “non avrebbe applicato le leggi federali” sull’immigrazione.
“Qualcuno (...) potrebbe spiegargli che questa dichiarazione costituisce una gravissima violazione della legge e che sta GIOCANDO CON IL FUOCO”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
Il sindaco ha insistito: la caccia ai clandestini “non ha nulla a che vedere con la sicurezza né (...) con l’immigrazione. Si tratta di ritorsioni politiche e questo dovrebbe preoccupare (...) tutti in America”.

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