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Spagna locomotiva d’Europa, sanatoria per mezzo milione di migranti

Diritti ed economia: altri irrigidiscono confini e norme? Madrid si smarca e l’economia vola. “Il PIL cresce del 2,9%, il doppio della media europea grazie ai migranti” - Con il salario minimo crescono i consumi

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Pedro Sanchez

Pedro Sanchez

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Di: ATS/M. Ang - SEIDISERA - Giulia Danieli - Manjula Bhatia  

Mentre molti governi irrigidiscono confini e norme contro gli immigrati, la Spagna si smarca dalla linea dominante con l’esecutivo progressista del primo ministro Pedro Sanchez che avvia una regolarizzazione straordinaria, destinata a oltre mezzo milione di immigrati irregolari.

Una scelta politica e simbolica che intreccia diritti, demografia ed economia, rivendicata come risposta “realistica” a una trasformazione già in atto nella società spagnola. Il 27 gennaio la ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, al termine del Consiglio dei ministri, ha dichiarato: “Oggi è una giornata storica per il nostro Paese”. “Rafforziamo un modello migratorio fondato sui diritti umani, sull’integrazione e sulla convivenza, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”.

Residenza legale per chi non ha precedenti penali

La misura - concordata con Podemos e adottata via decreto dall’esecutivo di coalizione minoritario PSOE-Sumar, per evitare le forche caudine del Parlamento - apre l’iter per la concessione di un permesso di residenza legale a “circa mezzo milione di stranieri” presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2026 e privi di precedenti penali. Inizialmente annuale, consentirà fin da subito l’accesso al lavoro “in tutti i settori e ovunque nel paese” ai richiedenti.

Ricongiungimenti familiari da subito anche per i figli minori

Che, poi, concluderanno l’iter di integrazione tramite la normativa ordinaria sugli stranieri. Include i ricongiungimenti familiari da subito anche per i figli minori. I termini per la presentazione delle richieste di regolarizzazione inizieranno da aprile per concludere il 30 giugno.

I numeri spiegano le ragioni della scelta

In Spagna vivono oltre 7 milioni di stranieri su 49,4 milioni di abitanti; rappresentano il 16% degli iscritti alla Previdenza sociale, come ha evidenziato la ministra Saiz. Gli irregolari, secondo un report de centro di analisi Funcas, sono circa 840’000, otto volte più che nel 2017. In larga maggioranza (circa il 91%) provenienti dall’America Latina. Sono di nazionalità colombiana, peruviana e honduregna, particolarmente numerose e di madrelingua ispanica.

Una forza lavoro in gran parte già inserita nei gangli dell’economia e che potrà essere ora regolarizzata. Mentre i flussi degli irregolari sono in calo: nel 2025 sono entrati in Spagna circa 37’000 migranti irregolari, pari a - 42% rispetto al 2024, secondo il ministero dell’Interno.

“Il PIL spagnolo cresce del 2,9%, è il doppio della media europea grazie ai migranti”

Il governo lega apertamente la robusta crescita economica degli ultimi anni (del 2,9% del PIL nel 2025, oltre il doppio della media europea) al contributo dell’immigrazione. Non a caso Sanchez ha ripetuto che “è decisivo per l’espansione dell’economia”. E, proprio i dati diffusi dall’Ine sull’occupazione nel 2025 hanno segnato record di oltre 22,4 milioni di lavoratori, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. E con quasi mezzo milione di persone in più nella forza lavoro attiva, che hanno attenuato le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione, sostenendo il sistema di welfare.

L’ira dell’estrema destra

La sanatoria, ispirata a un’iniziativa legislativa popolare del 2023, sostenuta da 700’000 firme del mondo associativo (inclusa la Chiesa spagnola) ma bloccata in Parlamento, ha però esasperato lo scontro politico. Il partito di estrema destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ha reagito con toni estremi, bollandola come un “effetto di richiamo” per migliaia di persone. Ha accusato il governo di voler “sostituire il popolo spagnolo” e ha invocato “espulsioni e rimpatri forzati”. 

L’economia spagnola, locomotiva d’Europa (con migranti e aumento del salario minimo)

La Spagna è dunque in controtendenza sull’immigrazione rispetto a molti Paesi. L’economia spagnola negli ultimi anni si è mostrata particolarmente solida, definita di recente locomotiva d’Europa. SEIDISERA della RSI ha intervistato sull’argomento Gianmarco Ottaviano, professore di economia politica, cattedra di studi europei, all’Università Bocconi di Milano.

“Innanzitutto bisogna capire esattamente di che cosa si tratta, perché non si tratta di una legalizzazione generalizzata, non si tratta di una cosa permanente. Si tratta della regolarizzazione di immigrati che sono già in Spagna, hanno già una posizione all’interno dell’economia spagnola e avranno la possibilità di accedere ai diritti dei lavoratori spagnoli, ma con permessi di un anno, rinnovabili. Quindi è uno shock d’immigrazione molto diverso da quello che sentiamo discutere a volte dai politici di entrambi gli schieramenti”.

Quali sono i fattori che spiegano i risultati dell’economia spagnola? Le previsioni di crescita per il 2026 le attribuiscono un aumento del 2%, mentre le principali economie europee resteranno sotto l’1%.

“Un primo fattore è che la Spagna comunque parte un poco indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei e quindi ha la possibilità di svilupparsi con maggiore vigore. Un altro aspetto è che la Spagna è diventata molto attraente per una popolazione giovane e per una serie di immigrati anche regolari, perché adesso parliamo di quelli irregolari, ma ce ne sono molti regolari, anche dagli altri Paesi europei. Quindi un Paese che ha cercato di gestire questi anni di difficoltà in modo più dinamico di altri Paesi”.

Tra i fattori che hanno spinto l’economia spagnola si cita spesso anche un uso efficace dei fondi europei.

“Il fatto che la Spagna, come altri Paesi (anche il Portogallo, sempre restando nella penisola iberica), partivano un poco indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei, ha fatto sì che la Spagna potesse qualificarsi, quindi attirare molti fondi strutturali e finanziamenti europei. Questo ovviamente non basta per spiegare il successo. C’è stata anche una capacità di metterli in funzione, quindi di dedicarli a impieghi produttivi. E in effetti se uno gira per la Spagna vede l’effetto di questi investimenti con fondi europei nella sua struttura industriale, nelle infrastrutture e nell’organizzazione generale dell’economia”.

Ci sono poi stati importanti riforme del mercato del lavoro nel biennio 2020 2021. Con quale impatto sulla crescita?

“Lì ci sono dentro tante cose. Una è l’aumento del salario minimo e questo ha stimolato sicuramente i consumi interni e, per quello che si è visto, non ha frenato la crescita dei posti di lavoro. L’altro aspetto è secondo me molto importante è che c’è stato un grande movimento, una grande crescita dell’occupazione femminile e questo chiaramente (in Paesi che hanno una dinamica demografica di invecchiamento e quindi hanno problemi di manodopera in età di lavoro) è molto importante perché in un certo senso l’occupazione femminile sta andando a colmare certi vuoti che per altri versi vengono colmati dagli immigrati”.

Un importante fattore di crescita in Spagna è l’immigrazione, una leva che viene utilizzata per garantire un benessere duraturo in un contesto di calo demografico e pressione sul sistema pensionistico.

“Questo è un problema molto importante, molto attuale per molti Paesi ed è effettivamente ben presente, se non primario, nelle motivazioni che il primo ministro spagnolo ha indicato a favore di quest’ultimo intervento di regolarizzazione di immigrati. Non è l’unico modo per pensare alle nostre pensioni, in questo caso le pensioni spagnole. C’è anche la questione del maggiore coinvolgimento sia dei giovani sia delle donne nella forza lavoro. E questo dovrebbe essere qualcosa che, soprattutto nei Paesi del Sud dell’Europa, dovrebbe avere una massima priorità”.

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