La legge dava al presidente la possibilità di avviare la guerra con l'Iraq finita 10 anni fa (Archivio Keystone)

Meno poteri di guerra al presidente

La Camera di Washington vuole cancellare la legge adottata dopo l'11 settembre 2001 per permettere a Bush di invadere l'Iraq - Poi è servita ad altro

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La Camera degli Stati Uniti si è espressa per la revoca della legge, nata dopo gli attentanti dell'11 settembre 2001 e varata nel 2002, che negli ultimi vent'anni ha garantito poteri di guerra straordinari al presidente, non più obbligato a richiedere e ottenere una autorizzazione del Congresso per mandare all'estero le forze armate. Una facoltà richiesta da George W. Bush per invadere l'Iraq avvenuta tra il 20 marzo e il 1º maggio 2003.

La decisione che rimette in discussione il ruolo della Casa Bianca (ma dovrà ancora passare al vaglio del Senato) è stata adottata con un voto bipartisan (269 sì e 161 no) con il sostegno di una cinquantina di repubblicani d'accordo con i democratici sulla necessità di abolire la Authorization for Use of Military Force against Iraq (AUMF del 2002). Concedeva al presidente l'autorità di usare tutta la "forza necessaria e appropriata" contro coloro che, secondo lui, erano in qualche modo legati agli attentati dell'11 settembre perpetrati da al Qaida, ma in seguito venne usato dai successori di Bush, oltre il suo intento originario, anche contro l'IS e per uccidere il generale iraniano Qassim Suleimani.

Joe Biden ha già detto che sostiene la svolta e i servizi dell'amministrazione hanno fatto sapere che attualmente non vi sono attività militari basate esclusivamente sull'AUMF del 2002.

Il 19 giugno subito festivo per celebrare la fine dello schiavismo

Il presidente, reduce dal suo primo, lungo viaggio all'estero, ha anche firmato la legge che istituisce come festa federale il 19 giugno, giorno che nel 1865 segnò la fine della schiavitù in tutti gli Stati Uniti. Il provvedimento, approvato all'unanimità al Senato e a larghissima maggioranza alla Camera, entra in vigore subito, domani dunque sarà giornata festiva negli Stati Uniti per ricordare l'anniversario del giorno in cui le truppe federali entrarono a Galveston, in Texas, imponendo con la forza l'applicazione del proclama di emancipazione emesso dal presidente Abramo Lincoln due anni prima. Si completava così l'estensione della proibizione dello schiavismo anche a tutti gli ex Stati confederati sconfitti nella Guerra di secessione, conclusasi il precedente maggio. La guerra civile era iniziata quattro anni prima quando gli Stati del sud diedero vita alla Confederazione, dopo che nella campagna per le presidenziali del 1860 i repubblicani, guidati da Lincoln, sostennero la proibizione della schiavitù in tutto il paese.

"Juneteenth" è la prima nuova festività nazionale dal 1983, quando fu stabilito il Martin Luther King Day.

Diem/ATS/RG
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